Sito ufficiale della Fondazione "Leonardo Sinisgalli"

Qual è il fascino dell'algebra?

Alla controra siamo in un paese giovane doce l'acqua elettrolitica corre abbondante nei tubi e in ogni giordino è stata scavata una pozza all'americana che fa crescere più scura l'erba sopra le abbandanti defecazioni dei pazienti che arrivano con gl'intestini infetti. Escono dai balconi-terrazzi dopo aver scostato le stuoie dei siparietti. Si appoggiano alle balaustre per guardare la squadriglia di elicotteri-libellule che disinfestano la conca. Antichi sposi, mercanti e mercantesse, vescovi, emiri, fusti affumicati. Si sporgono scheletri, le rotule rigide, il pene pendulo dai palchi degli edifici in vetrocemento sorti per incanto intorno alla Centrale, dove le sbarre di uranio e le pile di isotopi si adoperano a restituire nelle dosi prescritte i metalli che il corpo ha perduto. Il ciclo di reintegrazione non è lungo, ma deve svolgersi in fase con la luna. La luna, suprema regolatrice delle nostre viscere. La regola è dura. Rincasare all'ora dei vespri e tapparsi nei gallinai pressurizzati.

Lui lavato, dorato, orgoglio del creato, pupilla dei profeti, onere degli amici. Noi distese, in catene, pullulanti di cimici.

Ti guarda i denti, ti mira al mattino, ti mozza il fiato. Preme il ginocchio sul ventre, t'insozza.

Sai d'essere indescrivibile, sai di essere una traccia labile, un bene indispensabile. Sai di essere una nube.

Al Peta tragico non  fu concesso di sregolare. Ebbe a disposizione un arsenale, non una tazza di caffè. La furia fu contenuta in capsule e lo scoppio calcolato con gli orologi.

Una macchina intelligente può fabbricare oggetti stupidi. Così spesso l'intelligenza si trova compromessa con l'idiozia.

Due alberi seminascosti in una manica della piazza immersa bastano ad assorbire il fracasso di una pagina che si volta. Due colombi che tubano sul cornicione correggono l'afasia della città matematica. Ci vuole l'aria esatta, il verde dosato e un velo di polvere con la consistenza di una carta unta. Il silenzio è una crisi di numeri. Il silenzio è una combinazione di linee. Il silenzio e la luce, che rapporto degenere!

Si può essere infastiditi dal segno sporco. Ci sono poeti ammirevoli per nitidezza e per vacuità. Al limite dell'asfissia si può esprimere una riflessione o un'immagine pura. La forza della natura è costretta a sfogarsi dentro artifici che la fiaccano, la snervano, quasi la disanimano. Le ruote trasformano l'irruenza in moto regolare e dal moto regolare nasce la dea invisibile.

Chirone dice: fa con i piedi quello che fai con le mani, la coda non deve crescere ad libitum, dormi a occhi aperti, allunga il collo, non voltarti.

La noia non si vince con la fantasia ma con gli utensili. La fantasia deve trasformarsi in ferramenta.

Un oggetto che scopre a prima vista il suo segreto è un oggetto che non esiste. L'evidenza è commestibile, ma è insipida.

La caduta degli anni, senza rumore, senza lacerazioni, senza frane, quasi inavvertita, lentissima, non precipitosa: un vaso che si svuota da un foro introvabile.

L'uomo del Sud ha le palpebre pesanti. E' assente, ma riaffiora all'improvviso: sgomento guarda il mondo di sotto in sù.

La nostra ottica ci fa trovare logico l'angolo retto, ci fa trovare aberranti le altre possibili geometrie. Un universo fatto a forma di zucca non ci convince. Eppure tutto quanto nasce e cresce è storpio e strambo. Il corpo umano è un intruglio miserevole, gli alberi sembrano accidenti, i sassi accezionali. Solo le macchine sno costruite ragionevolmente e le are. Il fabbro e il muratore sono guidati dall'istinto verso forme regolabili. E la regola è antica. Mentre la natura, di cui ammiriamo lo specimen visibile, non si fa intrappolare dai nostri semplici teoremi. Non possiamo dunque giurare che Dio è geometria. L'uomo lo è necessariamente. L'uomo vince il tempo con la geometria, lo tiene a guinzaglio, lo misura. Se c'è una falla nel sistema si diusorienta. E' possibile, infatti, misurare l'oceano con un catino sempre che il catino non sia bucato. La pavida creta dell'uomo, il suo essere finito e limitato, l'ha costretto a misurare, a dosare, a confrontare. Dio non ha bisogno di lenze, di pertiche, di imbuti. Ha tutto a portata di mano, tutto presente. Non ha bisogno di esistere.

Una forma nitida, trasparente, non può nascondere una coscienza sporca. L'ingenuo scambia il genio con l'ottusità. Il sublime è quasi futile. Qual è il fascino dell'algebra? La limpidezza della sua scrittura, la sua incorporeità, la chiarezza dei suoi sviluppi. Com'è bello con un filo costruire una calza! Chi non conosce i ferri, chi ha il cervello di una gallina non riuscirà mai a vedere in un gomitolo una trama.

Cartesio è passato sulla terra a occhi chiusi, si è negato alle tentazioni della grazia, ha rifiutato le meraviglie del creato. S'era fornito di apparecchi più acuti e più sicuri dei nostri sensi. Si negò alla Bellezza, non ebbe nessuna speranza nella felicità delle lettere. aveva altro nella testa. Non poteva commuoversi, doveva riflettere. Che magra consolazione! In tutta la sua opera c'è un solo luogo tenero, una pagina sulla dolcezza del sonno. Una vena di sale nel sasso.

Ci sono terre ricche e temi ricchi, piante sovrabbondanti e cervelli generosi. Ci sono mani che moltriplicano i pesci. Ma i miracoli e gli sproloqui creano confusione. Il sangue spinge all'enfasi. Sia lodata la povertà, la scarsità inventiva.

Si vive meglio negli spazi anonimi, non si fanno capire. Forse un oggetto inutile, un oggeto deforme, un oggetto sbagliato ci danno qualche ragguaglio sullo stato d'animo del fabbro.

C'è una bella differenza tra la scena e il dramma. Si prepara la scena per il dramma, la voce che non viene. Tutti si sono prefissi di riempire il vuoto, riempire la bottiglia.

Apollo si tira indietro e lascia passare i Mostri.

29 Aprile 2022

Fondazione
Leonardo Sinisgalli

C/so Leonardo Sinisgalli,44
85053 - Montemurro (Pz)
Tel./Fax 0971753660
C. F. 96058490762

2593824