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Problemi della patologia moderna

di Leonardo Sinisgalli
A.I, vol.I, fasc.4 (12 giu 1939)

 

Le malattie da virus filtrabili costituiscono uno dei settori doce è più vivo il fervore d'indagini della medicina odierna. Indubbiamente, a rendere arduo questo campo, ha contribuito la difficoltà di potersi rendere conto della struttura morfologica di questi agenti patogeni, che, come appunto dice il loro nome, riescono a "filtrare" attraverso i pori delle candele di porcellana, in uso nei laboratori di batteriologia, rimanendo invisibili ai comuni mezzi d'indagine microscopica. Al contrario, la generalità dei microbi, messa a filtrare in queste speciali candele, non riesce ad attraversare i pori della porcellana ed il filtrato che passa è amicrobico.

Microbi inafferabili
Quest'invisibili virus filtrabili, sono, d'altra parte, agenti di malattie assai importanti, come, ad es. la poliomielite, la rabbia, il vaiolo, l'encefalite letargica, l'influenza, la febbre gialla, l'afta, il cimarro, la psittacosi, ecc.
Il loro studio non è facile, perciò è di notevole utilità, come è stato fatto quest'anno al Congresso Internazionale di patologia Comparata [Roma, 15-20 maggio], tenere questo argomento all'ordine del giorno, perchè dal confronto delle esperienze dei ricercatori dei vari paesi possa nascere lo spunto felice per ulteriori progressi in un campo così difficile.
I contributi recati a Roma nell'ocasione del Congresso sono stati tutti di notevole interesse scientifico. E. Haagen, di Berlino, ha presentato nuovi accorgimenti tecnici per coltivare i virus, specialmente con il metodo delle culture dei tessuti in vitro.  In questo modo si riesce a sfruttare proficuamente la qualità dei virus di crescere soltanto in presenza di cellule viventi. L'Haagen ha anche indicato come da questi terreni di cultura si possa partire per la preparazione di vaccini atti a combattere le malattie da virus.
Nella relazione di W. M. Stanley e Hubert S. Loring, di Princeton, da studi compiuti specialmente sulla proteina del virus del tabacco, si sostiene che esistono strettissimi rapporti fra le sostanze proteiche ed i virus, esistendo per ogni tipo di virus una speciale, tipica proteina.
O. Waldmann, di greifswald, ha affrontato un argomento attuale d'alto interesse economico: la panzoozia d'afta epizootica che tanti danni va arrecando agli allevatori di tutta Europa. Egli, venendo ai mezzi di lotta ha ricordato quello dello "stamping out" in uso in Svizzera e nei paesi anglosassoni, consistente nell'abbattimento immediato degli animali malati o sospetti e loha raffrontato con il metodo dell'isolamento. Ha elencato i vantaggi della vaccinazione con il metodo Waldmann e Köbe ed infine ha ricordato che per ottenere risultati soddisfacenti è necessaria una collaborazione più stretta fra gli Stati interessati nella lotta contro l'afta.
Pierre Lépine, direttore del Servizio rabbia all'Istituto Pasteur di Parigi, ha parlato dei fenomeni immunitari in rapporto alle malattie da ultravirus, mentre il prof. Amilcare Zironi, dell'Istituto Sieroterapico Milanese, ha illustrato i fenomeni di iperrecettività nel decorso delle malattie da ultravirus.

L'eredità in patologia
Un'altra parte del Congresso è stata dedicata ad un argomento di viva attualità: l'eredità in patologia. I vari relatori hanno sottolineato l'importanza del fattore ereditario nel determinismo delle malattie, cercando di mettere in luce le leggi complesse che governano questo campo della patologia.
Maurice Caullery, di Parigi, ha ribadito la fondamentale distinzione fra genotipo o elementi individuali derivati direttamente dalla particolare struttura dell'uovo fecondato e fenotipo, ovverosia la risultante morfologia dell'individuo derivata dalla struttura genotipica e dall'influenza ambientale. Alberto Chiarugi, dell'Università di Pisa, ha delineato un quadro chiarissimo dell'eredità nella patologia vegetale, segnalando quanti utili ragguagli possano venire da questa a quella animale. Egli ha ricordato che già Ippocrate aveva discriminato nella malattia l'intervento di fattori genetici, Tuttavia si è dovuto giungere al XX sec.,con la riscoperta delle leggi di Mendel, perchè i fenomeni ereditari trovassero considerazione nel campo della patologia.
Oggi anche la patologia vegetale si vale moltissimo della dottrina delle mutazioni secondo la quale un cambiamento intervenuto nell'intima struttura cromosomica delle cellule germinali determina un'alterazione più o meno intensa dei caratteri organici.
O. Mohr ha ricordato che quando nei nuclei delle cellule avvengono notevoli mutamenti nei genidi questi possono avere un effetto dannoso sulla vitalità dell'individuo. Si parla allora di geni letali che possono provocare la morte dell'individuo prima o dopo la nascita.
L'illustre patologo R. Rössle, di Berlino, ha chiarito molte manifestazioni patologiche ereditarie, segnalando che talune di queste erano state già intraviste dal grande fondatore dell'anatomia patologica, l'italiano G.B. Morgagni.
N.W. Timoféef-Ressovsky, di cui è comparso recentemente presso Hoepli un chiarissimo libro di genetica moderna, ha ricordato l'influenza delle mutazioni che avvengono nelle cellule germinali sia per le malattie sia per le disposizioni morbose ereditarie, e la possibilità di determinare queste mutazioni mediante le radiazioni ionizzanti.

Per il tema "Funzione degli antigeni associati" il prof. A. Lanfranchi ha sostenuto l'utilità, nel combattere le malattie da ultravirus, di ricorrere alla vaccinazione servendosi di vari elementi patogeni e non del solo che è responsabile direttamente della malattia.
Nella relazione presentata da Ramon è messo in evidenza che l'aggiunta all'antigene di alcune sostanze, coma la tapioca, la lanolina, il cloruro di calcio, ecc., riesce ad aumentarne notevolmente il valore determinante l'immunità specifica.
Per i processi regressivi delle piante si sono avute le relazioni di B. Nemec e di L. Petri, che hanno illustrato i vari aspetti di questi quadri patologici.
Ilprossimo Congresso Internazionale di Patologia Comparata si terrà in Inghilterra o in Turchia.

25 Giugno 2021

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