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Leonardo Sinisgalli: Poesie

di Leonardo Sinisgalli
domenica 7 gennaio 1962

 

Le rondini

Le rondini se ne vanno via
appena arrivate. Si agitano
trasecolate in un cielo di calce.
I terrazzi sono deserti,
le finestre ancora sprangate.
La mosca sta muta
intorno a noi
nella cattiva stagione
e nella cattiva sorte.
Sommessamente piange,
punge la mano,
ci carezza la fronte.

 

Ferragosto in villa

Seduto sul letto nel fetido
fumo dell’insetticida
brucia con la sigaretta la lepida
salma di una zanzara.
Fa il rendiconto delle sue magagne,
come in ogni vigilia,
e si trova in difetto.
Poche cose degne di memoria,
l’eccesso di credulità in ogni fandonia,
l’estro prensile e poco tenace,
il disprezzo per l’impegno..
Egli ama chi sogna, chi disegna
opere inconcludenti, chi
copre il suo dolore con la polvere,
chi le lacrime inghiotte.
Sperpera in futili storie
i suoi inchiostri e le carte
in vignette.

 

Pianto antico

I vecchi hanno il pianto facile.
In pieno meriggio
in un nascondiglio della casa vuota
scoppiano in lacrime seduti.
Li coglie di sorpresa
una disperazione infinita.
Portano alle labbra uno spicchio
secco di pera, la polpa
di un fico cotto sulle tegole.
Anche un sorso d’acqua
può spegnere una crisi
e la visita di una lumachina.

 

Oleografia

Vedo chino un ragazzo
sul quaderno, si fa
uomo davanti alla finestra,
seduto al tavolo invecchia.
La scarsa scienza che
appena intravvide
fu la sua favola,
i numeri i nessi
i versi che lesse e rilesse.
Alle vigne, alle chiese
un po’ d’estasi chiese.
In disparte si chiuse
dietro i quadri e le carte.
Attizzò un fuoco di paglia,
coprì i vetri di fumo, la stanza
di sbadigli.

 

01 Giugno 2021

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