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Leonardo, mio fratello

Si tratta di una memoria inedita di Vincenzo, il fratello minore di Leonardo, di cui conserviamo il manoscritto.

Tra me e Leonardo c'era una differenza di diciassette anni e questo è uno dei motivi per cui mi trovo qui a raccontare con un certo distacco qualcosa di lui. Come lo vedevamo in famiglia, in quale veste, che circostanze.
Parlando di se stesso, naturalmente, non diceva mai: sono un poeta. Non leggeva le sue poesie o quelle degli altri ad alta voce, apparentemente non le scriveva neppure, non si notava che ne stesse componendo qualcuna, benché adesso a Montemurro non manchi qualcuno che l'ha visto assorto qua o là, in vista di una montagna o di un ruscello. Su questi ruscelli che scendono a valle non ha scritto un rigo, e pour cause, a ragione; altrimenti gli avrebbero rimproverato di non aver socializzato abbastanza. L'acqua è poca e non piove sul bagnato.
"Che cosa fa tuo fratello?", chiedevano i più audaci. "Sta a Milano, a Roma". Adesso stanno a Milano anche quelli che vanno e vengono da Muggiò, Trezzano sul Naviglio, Cantù.
Egli scriveva e non andava leggendo ad alta voce neppure le insegne stradali. "In questa casa chi c'è?", chiedeva con voce flautata. "Ah, presentemente non c'è nessuno: Mienzerotolo, Paneperduto, Avvamparistoccie, Uocchienivere sono in viaggio". "Ho capito, sono in Australia". "No, monsignore, sono... Dio li abbia in gloria!".
Che avessi un fratello illustre mi ha dato qualche vantaggio, come ho dovuto ammettere una volta, ma mi ha procurato imbarazzo. Aggiungerei che, pur essendo stati insieme molti anni, ci siamo divertiti poco. Se si crede a una antica tradizione, i fratelli che non giocano insieme sono malinconici.
Ero piccolo ed egli arrivava all'improvviso nella piazza per le vacanze, come un atleta, abbronzato, con una borsa in mano: "Sono aperti i tabacchini?". "I che?". Tabacchini sono certi fagioli bruni di Saponara che squagliano in bocca. Sta a vedere che li hanno messi nell'acqua e si sono dischiusi nella notte!
"I tabacchini sono chiusi perché è venerdì, attento a dove metti i piedi. Per di qua". "Per me si va di là". Di là, certo.
Si facevano preparativi, ovviamente. Si aprivano finestre, finestrini, persiane. Si tiravano dai cassetti lenzuola, tovaglie, tovaglioli, per non parlare di pentole, stoviglie, bicchieri: "Gradisci una ciliegia allo spirito?" Come no. Queste ciliegine allo spirito piacevano anche ai miei zii di Colombia che quando arrivavano le trovavano già pronte, al punto giusto, come per la visita di un vescovo.
"L'altro giorno è venuto monsignor Delle Nocche, e donna Peppina s'è messa sùbito, con l'aiuto di Antonia, che tu sai, a preparare i tagliolini all'uovo. Beh, s'è voltata un momento e il cane non s'è mangiato tutto? Neppure una briciola è rimasta sul quadro. Chi è stato, chi non è stato. Il cane, con la coda tra le gambe, era lì di fronte che si leccava i baffi. Allora don Vincenzo che aveva avuto sentore della scena ha chiamato dalla farmacia donna Peppina e le ha detto: "Peppina, ascolta, se non ti offendi, ho qui certe trote che mi hanno portato proprio adesso dal fiume. Se sei ancora in tempo, se le gradisci, accettale". "Le prendo perché non saprei che cosa dar da mangiare a sua eccellenza che è or ora uscito dalla messa"".
"Quando è successo questo?". "Oh, è successo l'altro ieri, riterza, non prima né dopo".
"Non è cambiato nulla". No, nulla. Non desiderava che fosse cambiato; né alla vista né all'udito, o all'odorato di lui finissimo, sfuggivano le innovazioni. Tutto si profumava, di miele i primi tempi; di letame gli ultimi, come appare anche dalle poesie qui citate.
Cominciò da adulto, verso il 1970, a polemizzare con l'amministrazione comunale, tanto che si decise di trasferire le stalle d'autorità fuori dall'abitato. Maiali, galline, asini.
Noi ne avevamo almeno tre di stalle, sotto casa, stalle che adesso sono diventate living-rooms, studi di architetti, che sollecitano altresì campagne per la disinfestazione, un tempo inimmaginabili, come inimmaginabile era l'avvento delle automobili nei vicoli, dove stazionano davanti alle porte, guardate a vista dai cantonieri e cassintegrati, per paura che bambini e ragazzi ci attacchino uno spago e le tirino a sé, piano piano, dolce dolce, come si faceva un tempo con le carriole.

24 Gennaio 2012

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