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Una strada al crepuscolo

di Leonardo Sinisgalli
A.II, n. 17, 30 settembre  1939

 

Fu questa, nell'infanzia, una delle contrade più docili alle nostre rapine. Io ci sono venuto a passaggio ogni sera, quest'anno, ritrovando ogni cosa al posto dove la lasciai allora, dove certamente la ritroverò ancora l'ultima volta che risalirò, senza peso, la mia dolce collina.
C'è in testa al paese il convento di Sant'Antonio addossato alla Chiesa madre. Nello stesso fabbricato, un tempo, c'era la caserma e il carcere: mio Dio! un carcere per i piccoli ladri della parrocchia, ladri di fichi e di ortaglie che per lunghe ore se ne stavano a cantare di sera, appena spente in chiesa le candele: non si lagnava della vacanza, cantava come cantano da noi verso sera i sarti, i calzolai, i falegnami, e nessuno li ascolta perchè la cosa non ha niente di straordinario.
Oggi al posto della caserma, dov'era il giuoco delle bocce dei carabinieri, sciamano i bambini dell'asilo intorno alle bianche Discepole di Gesù Eucaristico, che lavorano al tambolo. Io non sapevo della trasformazione subita dal fabbricato e prima di avviarmi verso la campagna, stasera, mi sono avvicinato a spiare dai cancelli. Suora Anna, la superiora, mi ha riconosciuto: - Ecco il fratello di Suora Crocifissa - ha gridato alle altre discepole che sono corse ad aprirmi.
Ho così potuto visitare tutto. Dov'era la nostr aula, in una stanza dell'antico convento dei frati ortolani, le suore hanno ricavato una piccola cappella per le orazioni del mattino. Piano piano io sono riuscito a spogliare la cappella e a situare nel ricordo la cattedra, la carta geografica, la lavagna e le due file di banchi. Dietro la carta geografica c'era un buco dove venivano raccolte le nostre bottiglie d'inchiostro. Macchinalmente io sono stato spinto a rimuovere una tavola della Via Crucis per guardare dietro, ma Suora Anna è corsa a spostare il quadro per domandarmi se potevo suggerirle qualcosa per togliere le macchie di umidità che erano rimaste sulle pareti.
Io non conosco nessuno dei bambini che le suore stanno allevando. - Sono irritatissimi da qualche giorno, mi ha detto la superiora. - Sono irritati dal rumore di quella trebbiatrice che lavora nell'aia di Sant'Antonio. E mi sono ricordato che proprio ieri un mio amico che si è votato a fare l'apicoltore mi ha detto quasi le stesse parole: - Non avvicinarti, le api potrebbero pungerti, sono molestate dal rumore della trebbiatrice che lavora nell'aia di San Domenico. Vedi, mi tocca calmarle col fumo. - Aveva in mano un soffietto e un tizzone ardente e girava frenetico intorno alle arnie, soffiando, come fanno i vignaroli col vetriolo intorno alle viti.una strada crepuscolo  corrente
Lungo gli argini della strada si allargano, a tratti, rotonde zone erbose. Sono le vecchie aie abbandonate da qualche anno. Questo spiazzo verde è cinto da una siepe a cui si aggrappano tre bambine scalze a cogliere more. Hanno lasciato in mezzo all'aia una cassetta di quattro tavole gialle inchiodate alla buona, tavole evidentemente recuperate in qualche spaccio di paste alimentari. Le bambine frugano la sipe, vi affondano le mani, si alzano in punta di piedi per toccare i rami più alti, coi capelli stretti nei fazzoletti. Ma le more non sono mature, piccole e rosse tra le foglioline verdissime e aspre. Le bambine si sono addossate alla siepe soltanto per gioco o per la necessità di far tardi in attesa di qualcuno ...
Chiedo alla ragazza più grande una cosa qualunque, come mai si trovano sole a quell'ora in quel luogo. Mi indica la cassettina che è lì in mezzo all'aia. Mi dice che l'elettricista è rimasto in chiesa per regolare certe luci dell'altare di San Rocco e che le raggiungerà più tardi lungo il tragitto. Ma si sono fermate ad aspettarlo sull'aia perchè hanno paura di entrare da sole nel camposanto al calare della sera. L'elettricista, mi spiega la bambina, fa anche il becchino. Eccolo che arriva tutto arzillo: un giovanotto che qualche anno prima aveva fatto la guardia municipale, come ce ne sono nei nostri paesi, appassionati a ogni specie di lavoro: sanno fare una sedia, un canestro, un barile, un innesto o una potatura.
Il giovanotto ha capito la mia curiosità, per questo mi dice che scoperchierebbe anche la cassettina se io lo volessi. La piccola cassa, che potrebbe contenere una bambola, è tutta piena di ocnfetti. Tra i confetti (io ho potuto vedere solo i piedini piccoli come topi), c'è un morticino, fratello delle bambine. Le ragazze vorrebbero baciarlo, ma il becchino chiude subito il coperchio e batte i chiodi. Poi per paura di far tardi si congedano e, svelti di passo, si avviano verso il camposanto. Il becchino fischietta, le due bambine più piccole si portano per mano: davanti la ragazza corre sollecita, con la cassetta in testa come si porta un cesto di verdura.

23 Febbraio 2021

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