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Furor mathematicus. Alle soglie della scienza

di Leonardo Sinisgalli
AXXXIX - n. 25   17-23 giugno 1962

Da venerdì, sul Programma Nazionale, una nuova serie di trasmissioni televisive dedicate alla matematica, alla fisica e alla chimica.

 

Venerdì 22 giugno, alle 19,55 andrà in onda sul Programma Nazionale TV la prima conversazione della nuova rubrica «Alle soglie della scienza»: una serie di brevi cicli a carattere pre-universitario destinati soprattutto ai giovani che hanno terminato le scuole medie superiori. L'iniziativa, che si inserisce nel complesso delle trasmissioni di «Telescuola», e ne rappresenta il più ambizioso punto di arrivo, muove da una duplice preoccupazione, ed ha quindi una duplice finalità: rendere più consapevole il giovane pre-universitario nella scelta della facoltà, in modo da evitare tante scelte sbagliate; favorire, per chi ne ha i requisiti e, spesso, una inconsapevole vocazione, la scelta delle facoltà scientifiche, che sono quelle per le quali c'è oggi un maggior bisogno di laureati nel nostro Paese. I cicli di «Alle soglie della scienza» non pretendono di entrare direttamente nel campo dell'insegnamento universitario; ma ne vogliono offrire quasi un saggio, un anticipo, perchè il giovane che fino ad oggi ha studiato sui testi del liceo, e secondo i metodi del liceo, sappia quale materia si troverà davanti, quali difficoltà dovrà superare, e quali prospettive, di studio e di lavoro, gli si potranno aprire dopo che abbia affettuato la sua scelta.
A tal fine il Centro di Telescuola ha chiamato alcuni fra i più insigni docenti universitari italiani, che si presenteranno sul video per dare vita a un esperimento anche tecnicamente nuovo; e che potranno offrire ai giovani oltre al naturale richiamo del grande nome, il contributo di una chiarezza espositiva, frutto della più profonda competenza. Il primo ciclo sarà quello di matematica, affidato al prof. Luigi Campedeli, ordinario all'Università di Firenze: che si aprirà venerdì prossimo e andrà in onda bisettimanalmente il mercoledì per un arco di sei lezioni. Si è inteso dare la precedenza alla matematica non soltanto perchè essa rappresenta l'insegnamento base di tutte le facoltà scientifiche, ma anche perchè è la materia che offre il più radicale rovesciamento di prospettive dal liceo all'università. Dopo una interruzione di alcune settimane, per la pausa estiva, «Alle soglie della scienza» riprenderà nel mese di settembre, con altri due cicli di sei lezioni l'uno: «Che cosa è la fisica», affidato al professore Giorgio Salvini, ordinario all'Università di Roma, e «Che cos'è la chimica» a cura del prof. Luigi Canonica, ordinario all'Università statale di Milano.

LA FORTUNA TOCCATA al piccolo aneddoto gaussiano che ho raccontato alla televisione nella rubrica «Conversazione con i poeti», la sera di venerdì 6 aprile, e che ho dovuto poi ripetere qua e là, al caffè, in trattoria, in salotto, agli amici più puntigliosi, mi ha convinto che la sostanza sublime della matematica come la sublime magia delle parole - matematica e poesia - provocano uno choc infallibile nell'ascoltatore, nello scolaro, nell'amico, se chi pronuncia numeri o sillabe è un vero medium.
Non ho mai creduto alle vocazioni specifiche, ai bernoccoli, così come non credo agli «enfants prodiges».
Tutti quanti possiamo diventare matematici o poeti, non soltanto oratori.
Einstein nella autobiografia racconta con che gioia egli accolse bambino il dono di una scatola di compassi. Ma tutti sanno che Francesco Severi, uno dei più grandi geometri del nostro tempo, scoprì le delizie dei numeri e delle figure, le loro ascose virtù, assai tardi.
Io credo che, come è necessario per fabbricare un poeta, incontro fatale o fortuito non so, così è necessario per fabbricare un matematico o un ingegnere o un fisico l'incontro con un vero maestro, un maestro appassionato, un maestro ispirato.
La carenza della passione matematica nei ragazzi di tutto il modo, europero asiatici americani africani, si spiega, a mio modo di vedere, con la aridità espositiva dei libri di testo, specie i libri delle scuole medie (perchè i libri di aritmetica delle scuole inferiori sono scritti meglio: un giorno, proprio in un libro delle scuole inferiori, ho trovato l'origine e la data di nascita dei segni di addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione e di altri segni elementari, uguale, maggiore, minore).
L'aridità, la tetraggine espositiva dei libri di testo di matematica influiscono naturalmente anche sulle disposizioni, sulle attitudini, sull'animo dell'insegnante al quale bisognerebbe invece fare continue iniezioni di simpamina matematica.
In Italia abbiamo avuto un grande matematico che era anche un grande maestro, Federigo Enriques. Ma che cosa dava ad Enriques quella chiarezza, quella forza di seduzione e di persuasione, quella energia maieutica che faceva diventare intorno a ui tutti intelligenti? Era la sua grande e profonda cultura, era proprio l'amore per la cultura, la cultura dei filosofi, la cultura dei poeti, era l'amore per le lettere che aveva trasformato il cervello di Enriques in una mente illuminata.
Perchè un'altra sciocchezza da respingere e che è stata fatale allo sviluppo della passione matematica è proprio questa (e la ripetono i genitori, i professori): la matematica è inconciliabile con la poesia, la scienza è inconciliabile con la fantasia. Questa delittuosa idiozia torna spesso ad alimentare i discorsi delle famiglie, dei collegi, delle scuole, gli articoli dei giornali. Io la ritengo molto più dannosa degli stessi cattivi maestri.
Una certa filosofia e una certa pedagogia oppongono la poesia alla matematica, la scienza alle lettere, l'arbitrio al calcolo, il sentimento alla ragione. Bisognerebbe bandire quella filosofia e quella ppedagogia dalle cattedre, dai pulpiti, dalle enciclopedie.
Sono stato proprio l'altro ieri a Urbino e ho potuto ammirare a Urbino gli splendidi frutti delle nozze tra la matematica e la poesia. Ci sono a Urbino, in una sala del Palazzo Ducale, tre piccole opere di Piero della Francesca. Sono tre capolavori che non si saprebbero spiegare se non si conoscesse quale testa matematica fosse quella di Piero della Francesca. Piero dlla Francesca, che per molti critici e storici d'arte è il pittore di più alta e sicura fama che sia comparso sulla terra, faceva parte di uno stretto gruppo di matematici e pittori bolognesi, bresciani, milanesi, toscani, i quali scoprirono, alle soglie del Millecinquecento, le radici della equazione di terzo grado e i numeri immaginari. Una scoperta del genere, fatta allora, vale forse di più che un viaggio sulla Luna. Perchè quegli uomini riuscirono a sciogliere un nodo algebrico che aveva fatto ammattire i greci e gli arabi.
La TV comincerà a giorni una serie di trasmissioni dedicate alla matematica, alla fosica, alla chimica. La TV ha la possibilità di trasformare queste lezioni in spettacolo, ha cioè la possibilità di stimolare l'occhio oltre che l'intelletto degli spettatori.
Io stesso ho una certa esperienza in questo genere di spettacoli, perchè sono riuscito a trasformare in spettacolo l'alta geometria, quella che io chiamo la geometria barocca, e sono riuscito a spiegare per immagini il significato della precisione meccanica. Ho tentato anche di spiegare per immagini altri principi e concetti di termodinamica e di idrodinamica e stavo preparando un piccolo film sulla relatività e sulla veloità della luce quando la morte del caro professore Luigi Fantappiè venne a stroncare anche i miei propositi.
Sono dell'opinione che nella matematica e nella fisica ci siano molti agganci spettacolari. Non bisogna aver paura di rincorrere a queste manovre per attrarre lo spettatore, giovane o vecchio, aquila o papero.
I professori chiamati a svolgere i corsi sino scienzati e sono maestri.
Le verità che hanno da porgere sono belle e sono utili. Io dico che sono anche semplici e sono soprattutto affascinanti.
Un teorema è bello come una poesia, è bello come un disegno, è bello come un giuoco. Chi piglia gusto alla verità matematica non l'abbandona più. E' una razione di gioia, di ebbrezza, che viene dalla verità, piccola o grande non importa. Come per la poesia, come per la pittura, la gioia di capire è irrefrenabile, quasi più forte della gioia di creare, di inventare, di fare. A comunicare questa gioia basta anche una piccola verità, basta capire che la somma dei quadrati costruiti sui cateti di un triangolo rettangolo è equivalente al quadrato costruito sull'ipotenusa. E poi, e poi, fino al nastro di Moëbius, fino ai numeri trascendenti, fino a ...
Il professore De Finetti, illustre probabilista, ha scritto un bel libro di Matematica Intuitiva che mi piace, in questa occasione, segnalare ai lettori di questo articolo e ai ragazzi appena usciti dai Licei. Devo anche segnalare due magnifiche iniziative editoriali, parallele e in anticipo di qualche mese a questo importante programma di telescuola: l'enciclopedia «Il Leonardo» della Casa Editrice Sansoni di Firenze e la «Storia della Tecnologia» della Casa Editrice Paolo Boringhieri di Torino. Entrambe da poco apparse in edicola e in libreria, ma già segnate dal vivo successo.
Il mio discorsetto finisce qui.
Vi ripeto che non c'è alcun dissidio tra cultura matematica e cultura umanistica. I migliori ingegneri che io conosco, gli industriali più arditi sanno calcolare, programmare, produrre, ma anche leggere e scrivere, sanno giudicare un frutto della ragione, ma anche un frutto della fantasia.
Che grande sorpresa ebbi a Milano una notte in un bar di Corso Roma, vicino alla vecchia Via Velasca e davanti all'Univiversità! Tornavo a casa tardi in Via Rugabella ed entrai a chiedere l'ultimo caffè. C'era solo il padrone che leggeva un libro. Mi venne a servire, poi tornò alla cassa. Riprese a leggere. Un romanzo? Una musica? Era la Géométrie di Cartesio.
Dieci anni fa una visita misteriosa mi venne fatta da un giovane che nell'aspetto - aveva i tratti precisi della mia figura a vent'anni. Venne da me per raccomandarmi un suo progetto (tirò fuori da una cassetta il congegno), un suo progetto di motore perpetuo, perpetuum mobile. Una fola, come saprete, una follia come vedrete...

 

17 Febbraio 2021

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