Faccia a faccia

di Leonardo Sinisgalli
A.III, n.4 (lug-ago 1949)

Hanno avuto una buona idea quelli dell'«Architecture d'aujourd'hui» a provocare un confronto così drastico tra i propri lettori e un gruppo, il più autorizzato, di venti maestri d'arte plastica. Anzitutto hanno convinto anche i più timidi e i più rètori dell'esistenza reale di questi personaggi clandestini o leggendari.

Picasso ha qualche setola in tasca, il maglione scuro e i sandali; Matisse è miope; Le Corbusier ha sessant'anni; Braque e Laurens sono reperibili in rue du Douanier e a Villa Bruna, rispettivamente, nei lori studi parigini. Questi vegliardi sono dunque vivi e a portata di mano, hanno i loro acciacchi e le loro follie, ma compiono ogni giorno (con una certa lentezza) lo stesso ciclo di funzioni di tutti gli altri mortali.

Ci fu un tempo a Roma, in Via Sistina, un fotografo che aveva tentato una serie di primi piani con le facce  di Bontempelli, di Roberto Longhi, di Cecchi, di Piacentini; press'a poco quello che ha fatto a Parigi Madomoiselle Sabine Weber. Non credo che a quella iniziativa arridesse allora una fortuna fuori delle Accademie e dei Circoli mondani. Tutti i tentativi fatti del resto da noi per minimizzare e addomesticare i grandi uomini, non hanno superato i confini del pettegolezzo e del pittoresco. Si può dire che prima della rivista «Life», e in anticipo sulla fortuna del realismo fotografico e del grande rèportage giornalistico, questi esperimentoi non riuscivano a vincere la soggezione a Zaratustra e al simbolismo commemorativo. Gli Dei (come le prime donne un po' attempate) ebbero orrore dell'ottica.

Giovanni Scheiwiller coi suoi libriccini di curiosità e la rivista «Verve» col suo preciso programma di fabbricare «idoli» (facendo tesoro di una tecnica sperimentata largamente e fruttuosamente dai cattolici) ci abituarono prima della guerra a cercare le pulci tra i capelli dei Re, a guardare con rispetto un neo o una ruga sul volto di una Ninfa, a entrare insomma in un tempio greco e in un palazzo romano per indovinare in un angolo la presenza di un cane eretico o l'odore di cacio pecorino. Familiarizzare con gli Eroi è una formula largamente sfruttata oggi dai pubblicitari del cinema, delle riviste, a grande tiratura e dalla propaganda politica. Ma lo scopo dei redattori dell' «Architècture  d'aujourd'hui» non è così esplicito e così volgare. Picasso Bracque Matisse Lègar Le Corbusier Laurens Arp Rouault Charall, sono chiamati in causa per ammonire i deboli, gl'incerti, per dare coraggio ai dubbiosi, per confondere gl'iconoclasti. «Noi vogliamo unificare le ricerche in campo plastico». In Francia hanno capito prima di noi che le Arti camminano parallele e avanzano soltanto se vanno di pari passo.

La Francia giuoca ancora i suoi assi. I francesci non mollano e non bruciano i loro isoli.

Vogliamo fare un piccolo esame di coscienza? Credete che sia tutta colpa di de Chirico o di carrà o di Morandi se il loro insegnamento è diventato sterile? E perchè sono scomparsi da noi tutti gli organi di controllo e le maglie della critica si sono allargate a tal punto da legittimare le opere più sciocche, e le porte del Tempio sono state spalancate alla furia dei «buzzurri»? Un critico illustre, proprio ieri, diceva che il destino della letteratura italiana (o dell'Arte che è lo stesso) sta ancora sulle ginocchia di Giove. E' un bel modo di dare una speranza a tutti i ciarlatani. Un altro cronista letterario puntava ier l'altro sull'originalità del suo pupillo. Il pupillo era nato nella balena con delle straordinarie capacità creative.

Vogliamo riconoscere che in Francia sono un poco più furbi se non proprio più ragionevoli. In Francia continuano a suonare la grancassa per i vecchioni.

21 Gennaio 2021