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Plastica pubblicitaria

V, 3 (giugno 1952)

 

Di fronte agli effimeri temi della pubblicità e alla labile architettura che ne nasce, l'architetto può trovare un estro negato il più delle volte a coloro che si illudono di costruire per l'eternità.

Per due anni di seguito, 1951 e 1952, abbiamo potuto ammirare alla Fiera di Milano due colossali, arditissime costruzioni pubblicitarie allestite per la Breda dall'architetto Luciano Baldessari in collaborazione con l'architetto Marcello Grisotti. Il progettista aveva a disposizione un'area di parecchie centinaia di metri quadrati: non ha pensato al solito scatolone, o padiglione. Ha creato qualcosa che nell'insieme, scena e personaggi, potesse dar l'idea di uno spettacolo, una processione, una sfilata, un corteo, una passeggiata è il termine giusto, une promenade architecturale et metallurgique. Quanto ci sia, dentro questi organismi, di spirito moderno, dal film-rivista alla messinscena alla Piscator o alla Luchino Visconti, quanto ci sia di acrobatico è facile scoprirlo. Voglio dire che Baldessari ha fatto recitare una parte ai visitatori, la parte appunto della massa, come in una pantomima, come in un balletto, ma senza imporre un ruolo obbligato né ai personaggi né alle macchine. Soltanto ha fissato un itinerario, un itinerario dentro un paesaggio, un paesaggio che ha una straordinaria eloquenza, un paesaggio astratto, ma carico di suggestione profonda. Da questo punto di vista, come chiarezza di regia, credo che la prima soluzione, quella del 1951, sia la più riuscita tra le due. La novità di queste invenzioni viene dal fatto che l'architetto ha sposato in unità espressiva scultura e coreografia, funzionalità e fantasia. Si potrebbe dire che invece di ricorrere al verticalismo, al filo a piombo o alla livella, egli si è fatto suggestionare dalle linee storte e vive, dalle superfici sghembe, da quel gusto per certe forme, ossature o involucri che noi definimmo "geometria barocca", la geometria della conchiglia e del ramo, dell'orecchio e del sasso, dell'elica e del dolmen. Una espressione che liricamente esalta il foglio di carta arrotolato, il nodo fatto con la fune, la bottiglia di Klein che non si può riempire, l'antidoto, forse, alla tirannia dell'angolo retto. Un'architettura labile, che deve vivere soltanto quindici giorni, non un secolo. Aver condotto i visitatori a camminare su una passerella come sui fiumi asiatici o sui cañons americani, averli spinti dentro un tubo come in una miniera, costretti a guardare una coclea archimedea come si guardano le Piramidi, mi sembra un grande merito di Baldessari che ha potuto così dar sfogo al suo istinto più autentico. Abbiamo capito oggi che un graffio, uno sgorbio possono contenere una carica di emozione pari a quella del segmento o dell'arco, che una gruccia ci può piacere quanto una colonna. L'architetto, di fronte ai temi effimeri, può ritrovare una freschezza che spesso è negata ai retori che lavorano per l'eternità. Non voglio far l'elogio dell'improvvisazione, del colpo di fulmine. Ma innegabilmente l'anello di Moebius o l'a priori di Kant furono trovati in una condizione di spirito in transe, di umore folle. Lode agli architetti e all'industria che ha accettato una rappresentazione non conformista, ma coraggiosa, della propria rinascita.

Il padiglione Breda 1952 alla Fiera di Milano, opera dell'architetto Baldessari, era costituito essenzialmente da una poderosa ossatura metallica, che ha richiesto l'impiego di circa 50 tonnellate di acciaio, rivestite di reticolo e intonaco. Anche l'ossatura del nastro era interamente metallica, realizzata con quattro tondini d'acciaio dello spessore di 35 mm. La coclea raggiunge l'altezza massima di 16 metri fuori terra.

Particolare del padiglione Breda 1951, alla Fiera di Milano. Opera anche questa dell'architetto Baldessari. Era costituito dal gruppo forno rotativo di una fabbrica di cemento, attorno a cui gravitava una forma astratta. Progettato in cemento armato il padiglione fu eseguito, per mancanza di tempo, in struttura metallica saldata, in soli sette giorni. La campata libera più lunga di questo padiglione è di m. 29,70.

16 Dicembre 2011

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