Natura calcolo fantasia
IV, n. 3 (giugno 1951)
Io so che la precisione ci sta giocando un brutto tiro, e che a furia di analisi finiremo col confondere il diamante col carbone, le rose con gli esplosivi. La nostra innocenza è messa a dura prova dalle suggestioni infinitesimali: il demone dell'analogia continua a farci perdere la testa.
Qualche anno fa, su questa stessa Rivista, parlando della nuova geometria Barocca, assimilai certi modelli di alta matematica alle forme di consunzione di un mucchio di neve che vidi sciogliersi ai margini di una strada milanese. L'altro giorno, a Napoli, percorrendo a piedi un viottolo leopardiano, la via Santo Stefano Vecchio per cercare la casa dello scultore Giovanni Tizzano, fra l'odore degli aranci in fiore e della "nèpeta novella" (l'erba gatta, cara a Salvatore di Giacomo) non potei stordirmi fino a chiudere gli occhi: i due muri di tufo, che separavano la stradina tortuosa dagli orti e dai giardini, formati da piccoli masselli cubici, erano stati scavati e corrosi dal vento marino cosi come sono scavate le ripe di sasso dalle acque dei torrenti. Non mi fu difficile capire, guardando quel reticolo di concavi gusci, qualcosa in più della scultura.
E così ho spesso ripetuto agli amici che il più bel disegno astratto lo vidi un giorno dentro i "cavilli" di una piastrella di maiolica che si era lesionata nel mio bagno. Sto parlando di muri corrosi, di lastre incrinate; potrei ancora continuare con le macchie d'umido leonardesche e la ruggine sugli specchi, e le linee della mano. Ma devo assolutamente citare, in questo "excursus" affrettatissimo, una bella lezione dell'archeologo Bianchi Bandinelli. Queste lezioni episcopiche sono molto interessanti: fra qualche anno avremo certamente le lezioni fumate. L'occhio ricorda meg1io di tutti i nostri sensi. Bianchi Bandinelli ci mostrò in parecchie famiglie di monete arcaiche, scelte qua e là tra le vecchie provincie dell'Europa, un principio nuovo di discriminazione, ci fece vedere come, attraverso i secoli, le forme ed i profili del Re e dei Cavalli e degli Dei finivano col "dissociarsi": un cavallo diventava un aggregato di quattro segmenti, la testa di un Dio o di un Re veniva rescissa in due o tre grumi e solchi plastici e grafici, assolutamente indipendenti l'uno dall'altro e dal ceppo della forma capostipite. Testa e Croce finivano con rassimilarsi, come tutti i termini opposti, come il dritto ed il rovescio del misterioso nastro di Moebius.
Come vedete non sono soltanto i libri ma è spesso il caso che ci fa incontrare col demonio. Chi supporrebbe, per esempio, di poter estrarre delle conclusioni morali dal comportamento di un materiale assoggettato alle complesse torture delle macchine di prova? Chi non è tentato ad estendere oltre la pura tecnologia il significato di certi parametri e di certi processi che sembrerebbero peculiari alle pietre ed ai metalli? Oggi la Scienza arriva a disegnare lo scheletro di un cristallo e ad individuare i punti deboli di una trave e di un ruotismo, di un telaio e di un albero a gomito. Questi sondaggi al di là del Visibile, queste ricerche di fenomeni comparati negli strumenti e nei materiali (l'isterèsi di un magnete, la memoria di un filo di gomma, ecc.) ci hanno permesso di chiarire il significato di certe disposizioni che parevano proprie soltanto allo spirito, e sono invece virtù della materia.
C'è dunque una direttrice comune a tante ricerche moderne. C'é una cultura, c'è un metodo nuovo, c'è una nuova realtà, e noi 1a possiamo intravvedere in un modello atomico ed in una tavola di Klee, in un piatto di Picasso e nelle zebrature isocromatiche di un disco sollecitato da quattro forze uguali a due a due e diametralmente opposte. La Scienza e la Tecnica ci offrono ogni giorno nuovi ideogrammi, nuovi simboli, al quali non possiamo rimanere estranei o indifferenti, senza Il rischio di una mummificazione o di una fossilizzazione totale della nostra coscienza e della nostra vita. L'uomo nuovo che è nato dalle equazioni di Einstein e dalle ricerche di Kandinsky è forse una specie di insetto che ha rinunciato a molti postulati: è un insetto che sembra incredibilmente sprovvisto di istinto di conservazione.
La nostra cultura sembra aver rinunziato alle grandi costruzioni cosmogoniche che fecero la superbia degli Avi e del Padri: sembra che attinga il suo slancio nelle possibilità di frattura delle solenni Forme di un tempo, sembra che aggiunga fremito alle morte e sacre Sostanze, sembra aver ritrovato l'Anima del mondo in un sistema di forze, di scintille, di scariche. Non è la coscienza del numero, del "quantum", è una coscienza vettoriale, direzionale, che al numero, oltre un "più", o un "meno", ha aggiunto una direzione, una freccia: ha creato un'onda.
Si potrebbe dire che l'uomo di oggi ha guardato tra le crepe degli splendidi edifici in rovina, anziché fermarsi a contemplarne la Bellezza e l'Armonia. E in verità constatiamo che è molto faticoso per noi farci una idea dell'Unità: non possiamo che ricomporla dai cocci del Molteplice. Gli strumenti che la nostra èra si è costruiti sono tali, tuttavia, da garantirci che non un acino di polvere o di polline può andare perduto. Ma che cosa sono questi strumenti e questi mezzi meravigliosi che hanno smisuratamente allargato il potere delle nostre pupille? Microscopi. ultramicroscopi, polarizzatori, microscopio elettronico, ultrasuoni, oscillatori elettronici, ultravioletti, raggi X, ciclotroni, sincrotoni, ecc. Sono le tante similitudini di un'onda, sono le metamorfosi di un raggio, sono le luci plurime che ci servono nella nostra difficile esplorazione. Che la retorica e il buon senso possano trascurare queste meraviglie, queste conquiste, può essere perfino comprensibile. Ma sarebbe una grave sciagura se di queste ipotesi si disinteressassero i Poeti.
L'Arte deve conservare il controllo della verità, e la verità del nostri tempi è di una qualità sottile, è una verità che è di natura sfuggente, probabile più che certa, una verità "al limite", che sconfina nelle ragioni ultime, dove il calcolo serve fino a un certo punto e soccorre una illuminazione; una folgorazione improvvisa. Scienza e Poesia non possono camminare su strade divergenti. I Poeti non devono aver sospetto di contaminazione. Lucrezio, Dante e Goethe attinsero abbondantemente alla cultura scientifica e filosofica dei loro tempi senza intorbidare la loro vena. Piero della Francesca, Leonardo e Dürer, Cardano e Della Porta e Galilei hanno sempre beneficiato di una simbiosi fruttuosissima tra la logica e la fantasia.
Stampa | PDF | E-mail | Condividi su facebook






