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Antonio Tulimieri, Biagio Russo (curatore), Caleidoscopio Sinisgalliano, FLS, Montemurro 2017

caleidoscopio sin di Antonio Tulimieri
a cura di Biagio Russo
FLS, Montemurro 2017
pp.286 euro 15,00

Caleidoscopio sinisgalliano è il quarto quaderno della Fondazione Leonardo Sinisgalli. E il titolo non poteva essere diverso. Non solo perché Leonardo Sinisgalli rappresenta un personaggio-mosaico, sfuggente e affascinante per la vastità dei suoi interessi e per l’abilità “poetica” con cui mescolava linguaggi e conoscenze.
Il caleidoscopio è uno strumento ottico prodigioso, fascinoso e ingannevole, che sintetizza, almeno nella fantasia dei bambini che ne sono i fruitori, scienza e magia, stupore e geometria. Non a caso nel suo etimo greco καλειδοσκοπεω, significa “vedere bello”. Sinisgalli è caleidoscopico così come l’approccio di Tulimieri nella sua ricerca del bello e nel suo stupirsene come un fanciullo.
All’interno di questo cannocchiale magico i frammenti, le irregolari pietruzze colorate, sono 16, un numero, cubo di due, che al Nostro sarebbe piaciuto; o un cerchio o ruota con sedici raggi. I capitoli hanno diversa forma e colore e si nutrono di quella Musa, carissima al poeta-ingegnere, che è la Curiositas.
Basta scorrere il volume in punta di polpastrelli per apprezzare la varietà degli argomenti trattati, dalle origini del Giallo della Mondadori (c’è lo zampino di un Sinisgalli ancora studente universitario) al concorso pubblico per attribuire un nome all’Alfa Gt 1600 nel 1966; dalla genealogia del nome Sinisgalli alla storia della aurea Corona di Critonio rinvenuta a Serra Lustrante ad Armento e narrata in un racconto di Belliboschi (Mondadori 1950); dall’amore per le chiocciole (con trascrizione di una conversazione radiofonica del 1966 sull’argomento tra Sinisgalli e Massimo Rendina) all’importanza del baccalà nella tradizione lucana e meridionale e tanto altro.
Questo “caleidoscopico” quaderno si aggiunge ai tanti testi della Fondazione su Leonardo Sinisgalli, ma non è un testo “minore”, ha una forte identità e soprattutto, fatte le dovute proporzioni, ha quel vigore divulgativo e fresco, imprevedibile e ammaliante, che ancora oggi ritroviamo nelle prose “tecniche” di Sinisgalli stesso.

01 Dicembre 2017

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