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Soggetto per un documentario

II, 4 (luglio 1949)

 

L'UMANITÀ, MECCANIZZATA NEI GUSTI, NON CREDE PIU ALL'ORNAMENTO.

DOVE RITROVEREMO LE CORNICI, I FREGI CHE ADORNAVANO I TEMPLI?

 

Ho pensato di far cosa gradita ai lettori della nostra rivista inserendo tra i servizi", gli "articoli", e i vari "pezzi" di commento, uno scritto di genere nuovo che, di solito, non arriva al pubblico.

Il soggetto dovrebbe contenere in germe tutti i suggerimenti per il regista.

Il regista se ne serve come una traccia, come un abbozzo o un canovaccio. Il soggetto deve stimolare le particolari attitudini del regista il quale con l'aiuto della macchina da presa deve trasformare una catena di parole in una catena d'immagini. Un documentario di giustezza canonica è lungo trecento metri a passo normale (23 millimetri è la lunghezza di un fotogramma). Ognuna delle frasi che leggete si trasforma in pericolo cinematografico o in una sede di sequenze. Vi prego quindi di non considerare questo scritto alla stregua di una composizione letteraria, ma semplicemente come l'intelaiatura di un discorso visivo. La novità di questo soggetto (gemello dell'altro, Una lezione di geometria, da me dedicato alla geometria, che ottenne un premio internazionale al Festival di Venezia 1948 e una imprevista misura di consensi da parte di matematici, architetti, artisti e pubblico) consiste nel fatto che la trama non è ingenuamente descrittiva ma è conseguenza di una serie di concetti e di conquiste critiche.

Le poche fotografie statiche riprodotte dovrebbero fornire qualche nodo necessario a identificare gli sviluppi dell'argomentazione visiva.

La nostra epoca riacquista lentamente il gusto dell'ornato. Fino a qualche anno addietro un fregio o un addobbo, se avevano una intenzione gratuita, disinteressata, erano considerati meno di uno scarabocchio.

Fu bandita ogni forma di decoro perfino la più ingenua.

I bottoni furono sostituiti dalla chiusura lampo. E anche le linee della mano furono guardate con sospetto dai puristi del nudo e del liscio, tanto che per giustificarle, Jean Cocteau dovette inventare un paradosso celeberrimo: le linee della mano sarebbero decorative se non fossero profetiche.

(Sequenza della mano).

La varietà infinita di una qualunque delle appendici del corpo animale ci convince che perfino nelle serie più rigorose di similitudini la natura si permette qualche capriccio,o qualche dubbio, o qualche esitazione.

(Serie delle orecchie: di donna, di gatto, di cane, di porco, di topo).

Ancora nel regno degli uccelli e delle farfalle, come nel mondo dei fiori, ci rifugeremo a studiare gli ornamenti che a fine di seduzione l'amore escogita per rendere memorabile il dì delle nozze.

Poiché la ragione profonda di ogni vezzo, come di un ricciolo o di un neo, dell'erigersi dei baffi o della coda, è una ragione voluttuosa.

L'incantesimo nasce con il desiderio di scoprire il proprio scettro, il proprio segreto, le proprie ricchezze.

(Sequenza del serpe che si snoda).

Ornarsi, adornare, è difficile dunque tanto quanto costruire. Potremo dire che l'ornato esige un genio femmineo, voluttuoso, un genio della confusione e dell'enigma, anziché della chiarezza.

Nell'arabesco, nel labirinto, ci si perde, ci si nasconde, ci si moltiplica, ci si maschera, ci si sposa.

L'ornamento soccorre le arti più incantatrici, la musica e la danza. Noi crediamo che vi sia una diretta filiazione luciferina.

Il linguaggio metaforico, del resto, il linguaggio dei simboli (Geroglifici e scrittura etiopica), la conflagrazione dell'iperbole è tipicamente meridionale, semita, biblica.

Come del resto è tutto africano il barocco.

L'ornamento nei paesi meridionali è strettamente collegato alla magia, all'ars divinatoria, agli oracoli.

I riti nei paesi del sud: si scioglie il piombo fuso e si fa raffreddare improvvisamente in una bacinella di acqua fredda. Il piombo fuso germoglia nell'acqua fiori grotteschi, ecc. Dentro quelle figure casuali ognuno legge il proprio destino. Perché noi possiamo dare alle figure illeggibili la forma dei nostri desideri, noi possiamo dare ad una cosa sconosciuta il volto che adoriamo.

Noi troviamo riposo dentro i pensieri confusi - non è per questo che dormiamo?

(Sequenza di un sogno).

Arabeschi segnati dalla polvere su una lastra vibrante...

Arabeschi disegnati da un archetto che suona.

L'umanità non crede all'ornamento perché ci siamo meccanizzati nei gusti. Freud direbbe: per una deviazione dei nostri istinti, per una crisi del piacere.

E i bei triglifi, le stupende mètope, le cornici, gli intarsi, i fregi che adornavano i Templi ed i vasi, i mobili, le gemme, dove mai li ritroveremo?

Io non l'avrei mai neppure sospettato. Non avrei mai pensato di trovare proprio intorno ad una ruota i motivi più incredibili, più ineccepibili, e una dovizia di intrecci da reggere il paragone con le fabbriche d'oriente e con le matrici arabe più illustri, e i favolosi rebus persiani.

(Sequenze dei bassorilievi del battistrada).

Dove mai s'è andato a nascondere l'artiglio della seduzione!

16 Dicembre 2011

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