Sito ufficiale della Fondazione "Leonardo Sinisgalli"

La Basilicata di Leonardo Sinisgalli nella Civiltà delle Macchine, Osannna. Lavello 2016

civiltà delle macchinea cura di Biagio Russo e Gianni Lacorazza
Osanna Edizioni, Lavello 2016
pp. 439

"Io dico qualche volta per celia che sono morto a nove anni, dico a voi amici che il ponte sull’Agri crollò un’ora dopo il nostro transito”.Nel 1918 Leonardo Sinisgalli lascia il suo paese natìo e la Basilicata per continuare gli studi nel Collegio Salesiano di Caserta ed in seguito al Regio Istituto Tecnico di Benevento. Laureatosi in Ingegneria Industriale a Roma ritorna sporadicamente a Montemurro, ma il cordone ombelicale attraverso il quale il poeta-ingegnere si nutre della sua terra non è mai stato reciso.Infatti in lui, principalmente, è sempre presente il desiderio di raccon-tare gli affetti familiari, i luoghi, la Regione, ispirandogli poesie e prose. L’intensa attività poetica maturata nei salotti romani continuerà anche nel capoluogo lombardo dove Sinisgalli, condividerà i fermenti letterari, culturali ed artistici, con Ungaretti, Cantatore, Gatto, Quasimodo, Fontana ed altri importanti personaggi della cultura e dell’arte.Negli anni Cinquanta l’Italia, fiaccata economicamente dall’estenuante periodo bellico e da una profonda recessione economica, concentra gli sforzi nella direzione dello sviluppo industriale, programmando la ristrutturazione dell’apparato produttivo in funzione del rilancio dell’economia, rivolgendo lo sguardo non solo al mercato italiano, ma soprattutto ai mercati dell’Europa occidentale, rappresentata da nazioni ben più strutturate dell’Italia.Tra gli industriali che hanno tessuto la difficile tela della ricostruzione e della riconversione industriale da bellica a post-bellica, campeggiano alcune personalità illuminate che affiancano alle attività produttive forme di promozione ad elevato spirito culturale ed artistico, attraverso la pub-blicazione di riviste aziendali parallelamente all’installazione dei nuovi impianti di produzione nelle fabbriche da loro dirette.Leonardo Sinisgalli entra a pieno titolo in questa delicata fase, infatti dirige numerose riviste di importanti aziende italiane (Linoneum, Olivetti, Pirelli, ecc.) per curarne il settore pubblicitario con forme innovative intrise di cultura e tecnica.Agli inizi del 1953 fonda e dirige «Civiltà delle Macchine», la rivista aziendale della Finmeccanica.La rivista è uno straordinario strumento di divulgazione culturale, dove la macchina, dal punto di vista prettamente tecnico, è posta tra la poesia e la scienza, tra l’arte e la tecnica.All’epoca la Basilicata è una regione tra le più povere del meridione. Ha un tasso di analfabetismo molto elevato e un tasso di disoccupazione tra i più alti dell’intera Italia. Non sono sufficienti gli interventi della Riforma Agraria e i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno per risanare il tessuto economico e sociale della popolazione lucana.Leonardo Sinisgalli non perde occasione per mettere in evidenza, proprio attraverso «Civiltà delle Macchine», la sua Basilicata, le sue peculiarità in un contesto di ampio respiro, presentandola ad una platea internazionale, essendo la rivista punto di riferimento degli stati più avanzati industrialmente e culturalmente.Sinisgalli affida alla penna di uomini di scienza, di tecnici, di pittori, di scrittori, tra cui i lucani Michele Parrella, Paolo Appella, Vincenzo Sinisgalli, Vito Riviello, Ernesto Stolfi, Mario Trufelli ed altri ancora, la descrizione di una Basilicata negli anni Cinquanta che stenta a decollare sia industrialmente che socialmente.È stata segnata, con gli articoli pubblicati sulla rivista, una traccia profonda che rappresenta uno spaccato del periodo post-bellico della Regione, la quale si accoda pazientemente ai processi di sviluppo economico dell’Italia attraverso i finanziamenti statali diretti all’industrializzazione ed alla costruzione di alcune infrastrutture territoriali come strade, acquedotti di rete potabile e irrigua, e bonifica della pianura metapontina. Tutto in un contesto dove alto è il tasso dell’emigrazione che si dirige verso i paesi più avanzati industrialmente come il nord Italia, la Germania e le tanto agognate e nefaste miniere del Belgio. La Fondazione Leonardo Sinisgalli, con la pubblicazione di questo testo, vuole rievocare la storia degli anni Cinquanta della Basilicata, vis-suta e scritta in un particolare contesto storico da illustri personaggi del Novecento e porre in evidenza che Leonardo Sinisgalli è sempre stato legato profondamente alla sua terra natìa.

11 Febbraio 2017
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