Sito ufficiale della Fondazione "Leonardo Sinisgalli"

Ricordo di Filippo Borra, figlio adottivo di Leonardo Sinisgalli

sinisgalli con-filippo

Filippo Borra, terzogenito di Giorgia de Cousandier, compagna e moglie di Leonardo Sinisgalli, si è spento all'età di 60 anni, il 20 aprile del Duemila. La Fondazione, su segnalazione della signora Ana Maria Lutescu, coglie l'occasione, in tale data, per riflettere sull'importanza affettiva e artistica della relazione tra Leonardo Sinisgalli e Filippo Borra, proponendo due testi poco conosciuti di Sinisgalli che parlano di Filippo: "Piccoli viaggi" e "Passione per il disegno", il secondo dei quali inviatoci dall'erede di Rodolfo Borra, fratello di Filippo.
Il primo è un inedito pubblicato postumo dalla Biblioteca Provinciale di Matera (Bollettino, a. III, n. 4, 1982) e poi incluso nel volume a cura di Renato Aymone, Leonardo Sinisgalli, L'odor moro, Cava de' Tirreni 1990; il secondo è una vera e propria lettera anepigrafe destinata a Filippo e che accompagnava in un portfolio 5 riproduzioni a colori di disegni di Sinisgalli. L'iniziativa era legata all'occasione della mostra che Sinisgalli aveva inaugurata alla galleria "Il millennio", a Roma, quando un infarto gli stroncò la vita il 31 gennaio del 1981. Il titolo è stato desunto da una nota di Sinisgalli sulla cartellina che conteneva la lettera. Anche questo racconto è stato pubblicato nell'Odor moro, già citato.

Giorgia De Cousandier, vicedirettrice della "Voce dell'America", traduttrice, pubblicista, poetessa e narratrice, conobbe Sinisgalli nel 1942, in virtù di amicizie comuni, Velso Mucci e Dora Broussard. Con una matrimonio fallito alle spalle da cui aveva avuta tre figli, la nobile baronessa romana, intelligente e brillante, entrò nella vita di Leonardo Sinisgalli in maniera anticonvenzionale e dirompente.

Musa ispiratrice e complice, ebbe, tra gli altri, il merito il 14 maggio del 1944 di salvare dalla prigione di Via Tasso dai nazisti, Leonardo, catturato dopo che il suo nome era stato trovato sul taccuino di un amico antifascista. La partenza per Montemurro, nel luglio dello stesso anno, fu lenta e rocambolesca. Giorgia portò con sé il piccolo Filippo, che Sinisgalli chiama "il bambino" nel racconto "Dormire a Potenza" (in Belliboschi, Mondadori, Milano 1950), mentre Giorgia, agli occhi dei familiari è "la forestiera".
La famiglia di Sinisgalli era famiglia agiata, ma non ricca, cattolica e tesserata fascista, e per quanto libri e riviste di ogni genere fossero presenza quotidiana nella Casa di Corso Garibaldi, nel borgo lucano, il pregiudizio verso una donna "già sposata" e con un figlio "non" di Leonardo, era molto forte e radicato. La situazione imbarazzante non piacque al padre e alle sorelle, vestite a lutto per la morte della madre avvenuta il 16 settembre 1943.
I sei mesi trascorsi a Montemurro, prima del rientro a Roma, non furono facili, anche se Filippo, un po' alla volta, iniziò a chiamare "zio", Leonardo Sinisgalli, imitando i tanti nipoti dell'irascibile e ombroso Poeta che conduceva vita solitaria nella sua stanza.
Il rapporto tra Filippo, gracile e fragile, e Sinisgalli, burbero ed egocentrico, si consolidò lentamente fino a diventare un sodalizio affettivo e artistico. La comune passione per il viaggiare e per il disegno, che si sviluppò verso la fine degli anni Cinquanta e che li accompagnò fino alla morte di Sinisgalli, contribuì tantissimo a legarli, a trasformarli, oltre che in padre e figlio, in veri e propri complici d'avventura.
L'entusiasmo di Sinisgalli per Filippo, "ormai figlio adottivo", è sorprendente, insospettabile, per chi lo conosce attraverso la sua opera, come si evince da un lettera inviata nel 1955 a Vittorio Bodini, che riportiamo:

Carissimo Vittorio,
grazie della tua ultima cartolina e delle tue affettuosità. Non dimenticherò mai la bella estate del 1955 e il nostro traffico di lettere, di versi aggiunti, di poesie nuove. È proprio vero che un libro si può scrivere di colpo in una mattina o in una notte. Che ci si può svuotare in un giorno quando non bastano anni per riempirci. Sai che il nostro ragazzo, Filippo che forse tu conosci, figlio di Giorgia e ormai mio figlio adottivo, ha scritto l'altra giorno alla vigilia dell'apertura delle scuole, proprio il giorno prima, l'ultimo giorno di vacanza, in due ore diciassette poesie! Non aveva mai scritto versi in vita sua. Filippo ha 15 anni. Non importa che siano belli o brutti. Interessa il fenomeno, il comportamento di un poeta, oggi. Se ti capita a Lecce, il Corriere d'informazione, cerca questa settimana un pezzetto per festeggiare questo miracolo. Fammi mandare dal tipografo il conto delle spese extra dei miei estratti. Ti prego di non fare complimenti. Sono contento delle notizie che mi dai annunciandomi il tuo nuovo libro che hai dato a Sciascia.

Se nei racconti autobiografici degli anni Sessanta, per Sinisgalli, Filippo è ancora "il bambino", l'epiteto aveva ora un connotato amorevole, considerato che ormai il figlio di Giorgia era un giovanotto. Filippo si era già trasformato ormai nel "compagno fidato", nel complice con cui andare a caccia di suggestioni da trasformare in disegni. Sinisgalli, con una affettuosissima iperbole arriva persino a definirlo "il suo maestro", da cui ha imparato e con cui ha condiviso la meravigliosa arte del disegno.
Le sfide/collaborazioni non si svolgevano soltanto nel privato, ma spesso sconfinavano anche in divertissements artistico-editoriali: in La musa decrepita, di Leonardo Sinisgalli, Edizione Quaderni di Marsia del 1958, Filippo Borra è presente con 4 disegni. Nel terzo numero de "La botte e il violino", repertorio illustrato di design e di disegno del 1965, accanto agli scritti di Eugenio Muccini, Baudelaire, Giuseppe Raimondi, Jonesco, Giulio C. Argan, Marcello Fagiolo ed altri, campeggiano le illustrazioni di Filippo Borra; nel Pot pourri per ricordare agli amici le nozze di Leonardo e Giorgia sono presenti versi, disegni e fregi inediti di Leonardo Sinisgalli e Filippo Borra (de Cousandier), stampati a Roma dalla Tipografia Castaldi in 50 copie fuori commercio nel mese di dicembre del 1969.
Nei due testi che proponiamo, Sinisgalli ricorda Filippo da bambino, quando era un "cucciolo col testone giallo e gli occhi stralunati", geloso della madre nei confronti di quello che aveva capito essere "non soltanto un seduttore di passaggio, ma un innamorato e un compagno".
Un bambino che durante le brevi gite fuori porta – che lui chiama "viaggi di nozze" - amava dormire in un unico grande letto, tutti e tre insieme, seppure non fra i due genitori, ma ai loro piedi, "per delicatezza". Sinisgalli lo ricorda studente, quando andavano nei parchi e nei giardini romani apposta per disegnare: insieme cominciarono a scarabocchiare, spesso con mezzi di fortuna, fino a diventare via via sempre più esperti, grazie all'esercizio settimanale. Insieme affrontarono gli stessi soggetti, primo fra tutti il ritratto di Giorgia, per il quale gareggiavano in bravura.
I due racconti sono molto intensi, e al di là del loro valore letterario, innegabile, svelano non solo l'importanza del disegno nell'ultima fase della vita di Sinisgalli, allorquando, la Musa decrepita è poco feconda/faconda, ma racconta con sconosciuto abbandono, una dolce crepa in una vita sempre controllata sul piano dei sentimenti, un legame affettivo di notevole importanza per comprendere e lumeggiare alcuni aspetti dell'umanità del poeta.
Buona lettura.

Passione per il disegno
Piccoli viaggi

Si ringrazia per la collaborazione nel lavoro di ricerca e per la trascrizione dei due racconti la d.ssa Caterina Venece.

14 Aprile 2014

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