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Negozi

di Leonardo Sinisgalli
n. 101, maggio 1936

 

Questo libro di Mario Labò (35 disegni, 152 tavole, 110 artisti ­ Ulrico Hoepli, editore ­ Milano) viene ad aggiungersi alla collana dei "documenti" che il nostro attivissimo editore si è proposto di sottoporre come "prove di fatto" e diciamo pure come "testimoni di scarico" contro il gusto della maggioranza cosiddetta antimoderna. L'architetto Mario Labò ha preferito ordinare la materia del suo libro per "soggetto": noi avremmo preferito un criterio diverso, magari storico. "Un avviamento moderno ­ dice l'autore ­ su un piano europeo, nell'arredamento del negozio non si può datare in Italia, che da circa un decennio": era quindi facile sottolineare le tappe che dal Liberty e dalla fioritura neoclassica hanno portato alla franca purezza delle forme nuove, attraverso quello ch'egli chiama "il più spregiudicato tecnicismo". Perché noi siamo convinti che solo ad opera dei postulati delle avanguardie post-impressioniste ­ il cubismo, il surrealismo, l'astrattismo ­ siamo riusciti a formarci un nostro "modo di vedere" che costituisce la sintesi più certa di quello che si può chiamare l'esprit de tecnique conservando gli accenti al famoso binomio di Pascal. Esprit de géometrie ­esprit de técnique ­ esprit de clarté ­: è dentro questi termini la precisa situazione della nostra polemica che tenta di risolversi come, dice venturi "nel disgusto di ogni esteriore ricchezza". Né si può, come è stato fatto, sopravvalutare l'apporto di soluzioni semplicemente grafiche (leggi: geometriche) in un campo più vasto com'è quello dell'architettura, al di là del "décor", dove le forme entrano in funzione di forze, a esprimersi in ritmo e non in facili analogie. Vogliamo dire che un negozio come quello di Persico va spiegato tenedo conto di queste estreme esigenze, altrimenti si disperde il valore logico e il significato veramente musicale di certe ardite partiture dello spazio. Sono troppe le camuffature di modernità e ancora numerosa è la schiera dei convertiti che credono di risolvere tutto col "far liscio", ossia col ridurre a una difficoltà puramente esterna, di aggettivazione, di modellatura, un'esigenza soprattutto sintattica, di ordine, di struttura. Bisogna quindi insistere contro questa disposizione d'animo romantica rispetto alle forme: credere cioè che esse siano dei simboli e non le vere determinanti di un ritmo libero, astratto, cioè di una bellezza in sé; bisogna fortemente temere l'affezione che il borghese va covando per l'incantesimo del "lucido". Ma altre difficoltà pratiche sono indicate e risolte nella diligente nota che l'autore ha premessa: la planimetria di un negozio, lo studio del prospetto esterno, dell'insegna, dei richiami luminosi, delle vetrine, dei serramenti di sicurezza e delle tende, degli scaffali interni, dei banchi di vendita e degli altri mobili. Così ci sembra assai succoso quel catalogo dei materiali, che riteniamo utile ai progettisti anche se esso fa da croce e delizia per gli esteti.

14 Dicembre 2011

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