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Leonardo Sinisgalli. Poeta al servizio di due Muse

a cura di Silvio Ramt

Poesia, anno XIV, febbraio 2001, n. 147.

 

Leonardo Sinisgalli moriva, settantatreenne, il 31 gennaio del 1981. Da allora, un velo di disattenzione è colpevolmente calato sulla sua opera, che "Poesia" oggi ricorda, invece, nella straordinaria originalità che la caratterizza tanto nei registri del verso che in quelli della prosa. Di professione ingegnere, Sinisgalli ha còlto e celebrato l'avventurosa poeticità della scienza, fin dal giovanile Quaderno di geometria, svolgendo con pari calore un'esperienza di poesia, che privilegia e accerta la fisicità elementare della parola, del costrutto (donde, in qualche critico, l'impressione forse fallace, di un'appartenenza di Sinisgalli alla linea essenzialistica ungarettiana)

L'antologia che abbiamo approntata (l'articolo introduce, oltre ad altri contributi, una silloge di poesie, ndc) a vent'anni dalla scomparsa dello scrittore non può render conto appieno della genialità della sua dedizione alle due Muse congiunte. Calliope e la Matematica. Ma b asti ad accreditarla questa citazione: "La natura entra placidamente nelle nostre capsule, nelle parole e nei simboli, nelle lettere e nelle cifre. Ci entrano anche i pensieri. Entrano le formule semplicissime che regolano il mondo. Le equazioni di Einstein sono brevi come le formula dell'acqua e del sale. Dio è laconico". E, a specchio, potremmo leggere questo frammento, molto più tardo, che riconduce 1'autobiografia all'immortale Matematica: "Siamo qui per dividerci / un'eredità di stenti. / Non spezziamo quello che intero. / Diventa zero".

In attesa che un grande editore si prenda il compito di pubblicare, col doveroso corredo filologico, l'opera omnia di un grande poeta (e prosatore), il suggerimento ai volonterosi è di cercare ­ tutte già edite presso Mondadori ­ almeno le Poeie di ieri, 1966, rielaborato regesto dei versi dal '31 al '42, in cui Vidi le Muse assume il giusto risalto. E L'età della luna, raccolta di liriche e prose riflessivo-aforistiche (1962): senza trascurare i racconti-ricordi di Un disegno di Sczpione dove anche ha spazio il mondo dei pittori, lungamente praticato da Sinisgalli. Infine, fra i titoli dell'ultimo periodo, Mosche in bottiglia, sempre del '75, con insorgenze del pathos della "terza età" ­ fatalmente al centro dei successivi Il passero e il lebbroso e Dimenticatoio ­ che realizza, con materiali minimi, una serie di asciutti capolavori, come "L'albero secco: "È tornato il cardellino / a cantare su1le nostre teste. Abbiamo detto ai guardiani / di riporre le scuri, / ci teniamo lo scheletro".

27 Gennaio 2012

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