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Le carte lacerate di Rotella

III, n.5 (set-ott 1955)

 

Burri con le spugne e le cuciture chirurgiche, Fontana coi buchi, Nando coi chiodi e Rotella con la carta straccia: che cosa vogliono da noi questi matti?

Non credo che essi si divertirebbero molto a giocare coi dadi truccati, a stravincere sempre sul nostro buon senso. La poetica dell'informe, delle macchie sul muro, dei cavilli, del vaso rotto accoglie ogni giorno proseliti. Si può dire che l'accidente, l'eccezione, ogni giorno vengono a inquinare la quiete, la monotonia dell'evento, del prevedibile, del conforme. Eppure ci sono poche cose che danno al nostro spirito il riposo necessario, poche corde molli. Ed ecco il beneficio dell'errore, il piacere del conto che non torna, il sollievo di un'operazione sbagliata.

Il disgusto della perfezione e la nausea della purezza sono fondamentali per il benessere della nostra anima, sono necessari alla fisiologia del nostro pensiero. Perché pubblichiamo questi lacerti? Perché nella nostra rivista possono valere come correttivo alla lima, alla sagoma, al volume geometrico. Un'imperfezione, lo scoprirono già i Greci, può rendere più miracoloso il volto di Venere. E io penso che l'abitudine a una strumentazione troppo delicata può perfino indebolire il gusto dell'esattezza. Del resto la natura fabbrica i mostri per riposarsi e noi siamo quasi certi che nel pomo dell'Eden c'era un verme che Eva ingoiò distratta. Le carte di Rotella propongono oltretutto un passatempo. Ognuno può farle più belle. Sono immagini che si consumano a vista d'occhio, che non vogliono ingombrare la nostra memoria. Una partita giocata tra le tante non deve essere necessariamente una bella partita o una partita vinta.

31 Agosto 2023

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