Sito ufficiale della Fondazione "Leonardo Sinisgalli"

Le macchine in cappella

III, n.4 (lug-ago 1955)

 

In mezzo a quadri e sculture astratte di Arp, Bloc, Capogrossi, Consagra, Corpora, Do-va, Dorazio, Franchina, Magnelli, Mirko, Munari, Perilli, Prampolini, Radice, Reggiani, Severini, Vedova, Veronesi e altri numerosi artisti italiani e stranieri, sono stati esposti nella Galleria d'Arte Moderna di Roma, tra il 20 maggio e il 20 giugno 1955, pezzi e particolari di macchine delle società Aerfer, Alfa Romeo, Ansaldo-San Giorgio, Cantieri Riuniti dell'Adriatico, Delta, Fatme, Microlambda, Pirelli, Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli, Termomeccanica e Terni.

E' questo un fatto nuovo nelle cronache della vita artistica non solo italiana. Le fabbriche non avevano mai finora indirizzato i loro prodotti a una galleria d'arte: le macchine sono entrate per la prima volta in cappella passando per la porta principale non dalla sacrestia, sistemandosi sui piedistalli non dietro gli angolini come gli estintori alla mostra di Picasso, mettendosi di fronte ai fedeli non di sbieco come i ventilatori alla mostra di Van Gogh. Sono stati esposti un serbatoio d'aeroplano, il gruppo differenziale di un'automobile, un creatore a modulo per ingranaggi cilindrici, la ruota di una turbina Pelton, l'anima di una centrifuga, un gruppo di profilati e trafilati, un centralino telefonico, tubi elettronici trasmittenti e riceventi, il circuito di un apparecchio radar, dei cavi coassiali, un albero a gomito, getti di ghisa, anime di fonderia, una girante di acciaio inossidabile.

E' chiaro che non si trattava di fare una piccola Fiera, o una Triennale in miniatura, e neppure un Museo della Tecnica. Queste opere uscite dalle mani degli operai e dalla testa degli ingegneri sono state messe qui accanto alle pitture e alle sculture d'avanguardia perché testimoniano, secondo il nostro punto di vista, una consanguineità, una stretta parentela spirituale. Anche il Futurismo ha cantato la macchina, anche Le Corbusier e Gropius hanno sentito il fascino delle strutture, degli organismi meccanici; ma la nostra presunzione, il nostro programma non consiste nel provocare un misticismo della macchina, ma una conoscenza, una confidenza senza paura. Noi non ci sentiamo succubi di questi mostri com'erano succubi delle forze naturali i bestioni di Gian Battista Vico. Le macchine sono uno specchio che riflette almeno una faccia della nostra sapienza, la faccia più volitiva e forse anche più innocente. Le macchine ci illuminano abbastanza bene su una parte fondamentale del potere dell'uomo. C'è il lato archimedeo, leonardesco dello spirito dell'uomo che non possiamo rinnegare. La cultura delle macchine, la confidenza che non vorremmo instaurare dovrebbe portare questi ordigni alle loro giuste dimensioni, ridurre il loro potere e la loro minaccia. Ma la mostra di Roma ha altri obbiettivi; vuole arricchire il nostro patrimonio visivo e intellettuale, vuol sottolineare un parallelismo nella storia del sentimento e del pensiero di questo secolo: il cammino concorde di due pattuglie di Punta, quella dell'arte e quella della scienza. Avevamo già trovato anni addietro, a proposito delle geometrie barocche, alcuni nessi strettissimi tra calcolo e fantasia, tra forme della geometria e forme dell'arte. Siamo andati oltre. Perché nelle macchine, oltre la geometria e il calcolo, e implicita anche la natura. Sono le forze della natura e l'intelligenza dell'uomo che hanno provocato la nascita delle macchine. Non vengono quindi né dall'Inferno, né dal Paradiso. Sono cittadini di questo mondo, non del mondo della Luna.

09 Agosto 2023

Fondazione
Leonardo Sinisgalli

C/so Leonardo Sinisgalli,44
85053 - Montemurro (Pz)
Tel./Fax 0971753660
C. F. 96058490762

3512534