Il Sagittario
II, n.6 (novembre 1954)
SI STA COSTRUENDO ALL’AERFER IL PRIMO VELIVOLO INTERCETTORE INCURSORE LEGGERO CHE NASCE IN ITALIA DALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDALE
Negli stabilimenti dell'Aerfer di Pomigliano d'Arco (Napoli) è attualmente in corso di avanzato sviluppo un interessante prototipo, che viene costruito per conto dell'Aeronautica Militare italiana. Si tratta, dell'intercettore incursore leggero «Sagittario», con reattore «Derwent» della casa inglese Rolls-Royce. Lo studio di questo prototipo, caratterizzato da un'ala a freccia molto accentuata, procede sulla base dei risultati acquisiti con il noto velivolo da esperienze aerodinamiche «S. Sagittario I» disegnato dallo stesso progettista e realizzato, per conto dell'Aeronautica Militare, presso lo stabilimento S.A.I. Ambrosini di Passignano sul Trasimeno.
Rappresenta quindi motivo di giusto orgoglio per l'Aerfer l'essere stata investita di un compito così impegnativo e così vitale per la difesa del nostro paese, quale la commessa di un aeroplano da guerra destinato alla protezione del nostro cielo.
Il «Sagittario» non è un velivolo militare ricalcato sulle linee di quanti attualmente equipaggiano le aeronautiche militari dei vari paesi: come è stato ampiamente riconosciuto nel mondo tecnico-aeronautico internazionale, esso è oggi uno dei più rappresentativi campioni del «New-Look», ossia delle nuove vedute nel campo tecnico-militare in fatto di aeroplani leggeri per la difesa.
In che cosa consistono queste «nuove vedute»? Occorre anzitutto premettere che il naturale e così frequente fenomeno di aumento dei pesi, delle potenze e degli impianti comune a tutte le macchine aeree ha assunto, nel caso dei velivoli da caccia, proporzioni addirittura allarmanti.
L'evolversi del mezzo aereo e delle esigenze dell'impiego hanno fatto sì che dal peso inferiore alla tonnellata dei caccia della prima guerra mondiale si sia passati alle 3-4 tonnellate degli intercettori della scorsa guerra, per passare alle 6-10 tonnellate dei primi turbogetti ed arrivare infine alle 15-18 tonnellate dei più moderni intercettori infrasonici. E' con un senso di sgomento che i tecnici aeronautici di tutto il mondo, e segnatamente dei paesi più poveri, hanno seguito questo fenomeno di elefantiasi nelle macchine militari: sgomento determinato dal fatto che, per il loro costo di produzione e di esercizio spaventosamente elevato, si rende sempre più aleatoria la possibilità di dare al proprio paese una efficiente difesa aerea. E' naturale quindi che si sia sviluppata un po' dappertutto l'idea della necessità di un «ritorno alle origini»: ritorno cioè ad una macchina eventualmente meno brillante, meno completa — sempre però di caratteristiche atte a validamente contrastare il passo ai bombardieri nemici — contenuta in un peso ed un costo tali da rientrare nelle possibilità economiche dei paesi anche meno dotati.
Il «Sagittario» costituisce un brillante esempio di realizzazione aeronautica basata su questi principi: ed è per questo motivo che la sua costruzione è seguita con vivissimo interesse anche in quei paesi — come l'America e l'Inghilterra — che nel campo aeronautico godono di una posizione decisamente d'avanguardia. Ma non è questo il solo aspetto notevole del «Sagittario».
Un vivissimo interesse scaturisce anche dalla sua concezione architettonica, sostanzialmente diversa dalla convenzionale, che gli assicura possibilità militari e di volo assolutamente nuovi. Senza entrare in particolari, che potrebbero interessare soltanto una ristretta cerchia di «iniziati» e che d'altronde sono soggetti al vincolo del segreto militare, diremo solo che molte delle sue notevoli possibilità derivano dalla installazione del reattore del tutto originale.
Come è noto, nei caccia monoreattori il motore è generalmente installato nella parte centrale della fusoliera, con scarico in coda: nel «Sagittario» invece il reattore occupa la zona di prua ed il suo flusso è deviato sotto la fusoliera, con scarico a circa metà della sua lunghezza.
Questa soluzione, oltre a consentire facilità di manutenzione, ispezionabilità e ricambio del motore mai consentite negli intercettori di tipo convenzionale, presenta l'enorme vantaggio di lasciare libera — e quindi disponibile per i carichi consumabili (la sistemazione del carburante resta sempre il punto debole di questa classe di macchine) — tutta la parte centrale della fusoliera corrispondente alla zona del baricentro.
Non meno felice si presenta questa formula per quanto riguarda altri due punti citati in precedenza per il loro interesse nei riguardi di una macchina veramente «di massa»: la semplicità costruttiva e la praticità di manutenzione. Sul primo punto è interessante notare che l'ala — apparentemente media — passa in realtà sotto alla struttura di fusoliera ed il collegamento, avente l'unico scopo di trasferire alla fusoliera la portanza escludendo il passaggio di ogni altro tipo di sollecitazione, consiste in semplici angolari in lega leggera. L'ala costituita in un unico pezzo, riesce estremamente semplice in quanto esaurisce in sé tutte le sollecitazioni di flessione e di torsione, in gran parte affidate ad un rivestimento molto spesso e senza soluzioni di continuità. Il carrello principale che si ancora all'esterno del cassone alare, trova un facile alloggiamento nella parte sottostante alla fusoliera e riesce molto basso e quindi leggero. Contrariamente a quanto avviene per la maggior parte dei monoreattori, la fusoliera è costituita da un unico monolite che non porta in sé nessuna delle servitù normalmente imposte dall'alloggiamento del reattore nella zona mediana-posteriore. Nel «Sagittario» infatti il reattore è sistemato al di fuori della struttura di fusoliera, alla quale è ancorato a mezzo di normale castello, ed è racchiuso in un cofano completamente apribile e smontabile, che permette di mettere completamente a giorno il reattore e tutti i relativi accessori.
Altra facilitazione costruttiva che si traduce in aumento di sicurezza ed in economia di peso è rappresentata dalla possibilità di realizzare l'impennaggio orizzontale in un unico pezzo attraversante la fusoliera, che non è soggetta alla servitù del condotto di scarico del reattore. Non è nostro intendimento in questa sede di dilungarci nella esposizione delle particolarità caratteristiche di questo velivolo; qui interessa soltanto mettere in evidenza quelle che scaturiscono direttamente dalla soluzione architettonica adottata e ne danno ampia giustificazione. Sarà però opportuna un'ultima precisazione.
Questa formula architettonica che si è presentata per la prima volta in concreto col velivolo «Sagittario I» e reattore a compressore centrifugo Turbomeca Marborè, viene ora sviluppata sul velivolo intercettore leggero «Sagittario II». Essa però non deve per questo considerarsi limitativa per quanto riguarda il tipo di reattore utilizzabile: infatti vari studi di massima sono stati realizzati e con risultati altrettanto soddisfacenti, con reattori di tipo assiale. Comunque e per quanto la tecnica motoristica si stia orientando, anche per il particolare impiego nei velivoli bellici di classe economica, verso questi ultimi tipi di reattori, vorremmo qui ricordare che non dovrebbe essere sottovalutato il fattore economico, che pure dovrebbe avere un peso non trascurabile in questo campo: fattore che indica il reattore centrifugo come il più idoneo, per la sua semplicità ed economia di costruzione e la maggiore «rusticità», ad equipaggiare tipi di velivoli che dalla impostazione economica traggono il loro motivo di essere.
Le caratteristiche di volo del «Sagittario» sono tenute rigorosamente segrete: la sua ala a freccia di 45° e tutta la sua architettura aerodinamica denunciano però l'appartenenza del velivolo alla classe «infrasonica», cioè alla classe dei velivoli in grado di superare in picchiata la velocità del suono.
Come si è detto, il «Sagittario» attualmente in fase di realizzazione è monoreattore, con reattore Rolls-Royce «Derwent»; negli ambienti tecnici viene però messo in rilievo il fatto che la particolare architettura del «Sagittario» lo rende suscettibile di enormi e talora impensati sviluppi.
Siamo in grado di anticipare, a questo proposito, che l'ufficio tecnico dell'Aerfer ha all'esame varie soluzioni di decisa avanguardia; soluzioni che sfruttano la possibilità di sistemazione nella estrema poppa della fusoliera, attualmente non vincolata alle servitù del reattore, di un secondo gruppo motore di emergenza.
Si verrebbe così a realizzare un bireattore con gli ingombri di un monoreattore e, ciò che più conta, con possibilità di assoluta indipendenza tra i due gruppi propulsori sia per quanto riguarda il tipo e la spinta che le loro condizioni di impiego: possibilità tutte negate ai bireattori di architettura classica in cui, per ovvi motivi di simmetria, i due reattori non possono essere che dello stesso tipo e funzionare sempre in parallelo.
L'elevato livello di specializzazione raggiunto dall'Aerfer, attraverso il severo collaudo delle parti di velivolo in costruzione per l'Aeronautica Militare americana, la sua moderna attrezzatura ed i suoi quadri altamente qualificati rappresentano una garanzia per una perfetta realizzazione del progetto e per un suo rapidissimo approntamento.
SCHEMA comparativo tra le soluzioni architettoniche più classiche dei monoreattori oggi esistenti e la soluzione "Sagittario". Quest'ultima è caratterizzata dalla sistemazione del reattore in prua, con scarico deviato sotto il ventre della fusoliera. In tal modo tutto il volume della fusoliera è praticamente utilizzabile; resta pure soddisfatta l'esigenza dell'endoreattore baricentrato, in quanto tutta l'estrema poppa della fusoliera è pienamente disponibile per questa installazione. Il vantaggio della soluzione "Sagittario" appare più evidente se nel confronto con le altre si pone, in luogo del volume utile totale, il volume utile reperibile nell'interno del baricentro: volume notoriamente prezioso per la sistemazione dei carichi consumabili. Un'altra facilitazione costruttiva, che si traduce in aumento di sicurezza ed in economia di peso, è rappresentata nel "Sagittario" dalla possibilità di realizzare l'impennaggio orizzontale in un unico pezzo attraversante la fusoliera. Sopra: un disegno ideale del "Sagittario" in volo. Vanno notate l'elegante linea, la piccola massa, le ridotte dimensioni e quella che i tecnici chiamano la classe "infrasonica" del reattore.
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