Chi dimentica Rimbaud?
II, n.1 (gennaio 1954)
Tra la fine del 1873 e i primi giorni del 1874, Arthur Rimbaud, a poco più di diciannove anni, rinunciò definitivamente alla letteratura. La Saison en Enfer, datata aprile-agosto 1873, definita dall'autore «Libro pagano o Libro negro», fu stampata a Bruxelles, in rue aux Choux, nel settembre o nell'ottobre dello stesso anno.
Rimbaud ha cantato il ferro
e il carbone, le nere colline
accanto ai primi forni siderurgici.
E' passato per i campi
e le ardenti città. Là,
nei vasti cantieri
volti al sole delle Esperidi,
già in maniche di camicia
s'agitano i carpentieri...
Diede un fischio ai monelli accoccolati
davanti ai lucernari
di una panetteria sotterranea,
scrisse un inno alle mani operaie
di Jeanne-Marie,
cantò le dita elettriche e dolci
delle vecchie che schiacciano i pidocchi.
Rimbaud capì che le macchine
avrebbero dato oro e febbre,
avventure e miraggi alla vita degli uomini.
Travail nouveau, sagesse nouvelle.
Le macchine e i metalli
avrebbero salvato il mondo
dalla bieca fatica.
E il ragazzo illuminato
si trasformò in mercante astuto.
Portò fucili agli inermi,
si caricò le tasche di talleri.
Je ferai de l'or: Oro
e lebbra, e una gruccia
troppo piccola per la sua statura.
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