Vetrine
I, n.6 (novembre 1953)
Furono esposte a Bari dalla Finmeccanica almeno duecentomila chili di macchine e per esporle occorsero circa cento giornate di lavoro. Cento giornate divise in venti persone per cinque giorni può apparire una cifra per niente straordinaria. Lettore, la cifra non è straordinaria, ma le giornate, che giornate sono! Cominciano di solito col tentativo di sveglia alle cinque che il fratello di Gargantini, il Franco, l'uomo più tenace dello studio che cura i nostri stands, non vi risparmia ogni mattina chiamando da un lontano telefono pubblico, e finiscono coi Guidi e i Preziati, gli operai della Infissi Guidi di Legnano e della Fratelli Preziati fu Enrico di Carugate (Milano), che alle ore ventidue, dopo la cena, tornano sempre a dare un colpetto ai pannelli inchiodati alle ore ventuno. In queste lunghe giornate c'è il carro che trainando la rettifica della F.M.I. rompe esattamente cento mattonelle, c'è il letterista che scrivendo sul muro «il trattore parte da fer... » lascia lo slogan e racconta a Pino Tovaglia come ha ingiargiato una barese; c'è Vezzoli dell'Ansaldo che diabolicamente riesce ad avere per un'ora una gru da 30 tonnellate che nessuno aveva fin allora veduto e c'è comunque Gargantini, Luigi Gargantini, il titolare dell'omonimo studio di via Filippino Lippi 2, Milano, colui che fumando e non dormendo, la mattina dell'inaugurazione, dopo l'ultima isterica notte di telefonate, grida, esclamazioni, esortazioni, insulti e remissioni (prima che si aprano i cancelli e arrivi un distratto e rasato Presidente) con la barba lunga, la voce persa, le scarpe luride, ma con gli stands scintillanti, s'allontana da un'uscita secondaria per tornare a Milano, dove intanto il giorno dopo cominciano a decorrere altre sei giornate per cinque occorrenti per allestire la Mostra della Radio e della Televisione.
L'attento lettore ricorderà che nei numeri scorsi di questa stessa rivista si parlò di altre fiere alle quali la Finmeccanica aveva partecipato come gruppo: Verona, Milano, Salone di Torino. C'è da aggiungere la Mostra d'Oltremare a Napoli e la Fiera di Bari, la Fiera dell'Aquila, la Mostra della Tecnica a Torino e si chiude la rassegna di questo anno di rencontres col pubblico.
Da città a città che bel pretesto, oltre tutto, per conoscere l'Italia. La piccola trattoria scaligera di fronte alle tombe sospese in cielo, il nebiolo della signora Caterina, sorella di un vescovo, alla barriera Nizza di Torino, i due napoletani che con cappelli di marziani vendevano nella sotterranea un nuovo strumento per affettare il pane. Ogni fiera, come qualunque altro spettacolo che si rispetti, ebbe sempre un attore che si lamentò dei pantaloni stretti quando erano state già chiuse le porte coi paletti. Il solito corriere che arriva all'ultimo momento con qualche frigorifero in più o l'inviato speciale che si lamenta di non avere neppure un cuscino dove poggiare il capo. Lettore, la cronaca delle nostre fiere si chiuda almeno col biglietto della tua solidarietà.
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