Cartoline al Portello
I, n.6 (novembre 1953)
Bientòt nous plongerons dans les froides ténèbres; Adieu, vive clarté de nos étés trop courts! Non sarà un'estate qualunque, è l'estate a Copenaghen, a Zurigo, a Kiruna, e il suo ricordo durerà certo più di un inverno. Les soleils couchants, revétent les champs, les canaux, la ville entière, d 'hyacinthe et d'or. Crediamo di conoscerli, gli avventurosi «alfisti». Viaggiano con famiglia spregiudicata, sportiva e per di più disposta ad avere un vivo interesse per la tenuta di strada, il cambio, l'agile sorpasso.
Hanno un'aria risoluta e lesta, la mano ferma, la testa a posto. Si capisce che non viaggiano per dimenticare ma per vedere, che non leggono Pierre Loti ma Bernard Baruch, che non badano ai passaporti carichi di bolli, alle valigie etichettate, alle giacche abbottonate, ma alle lenti apocromatiche, alle carte geografiche, ai conta-chilometri, agli itinerari inusitati. Possiamo finalmente immaginare, noi che abbiamo guardato l'estate sotto le rampe del Pincio, la loro tenda in Lapponia o l'obiettivo della loro macchina fotografica puntato sul duomo di Colonia. E' vero, come riferisce Giraudoux, che gli uccelli cantano in francese a Parigi e in tedesco a Berlino? Che gli alberi andando verso il nord diventano più fitti? Che gli olandesi lavano gli zoccoli?
Straordinario ci sembra il fatto che gli «alfisti», pur non trascurando l'archeologia, lo studio delle lingue, l'etnografia, abbiano trovato il tempo di spedire delle cartoline. E' un gesto commovente. Centinaia di cartoline, centinaia di frasi gentili. Il dott. Gaetano Bindi di Pescara, giunto a Gallivare (Lapponia) il 4 agosto in sette giorni, dopo aver percorso 4300 chilometri, che scrive: «oltre il circolo polare artico, tra paesi e costumi di inusitata bellezza, su strade non sempre come sopra, la 1900 Alfa ci ha fedelmente portati con nostra superbia e l'unanime interesse e ammirazione» e la signora Giulietta Scotti di Milano che da Stoccarda, 3000 chilometri, il 18 agosto 1953, tenta una rima: «Devo dirvi che mi son trovata — Con la "1900" Alfa addirittura incantata». Cancelliamo l'immagine delle signore che viaggiano sui treni di lusso e immaginiamo ancora un poco che queste donne guidando abbiano superato le preoccupazioni delle gonne plissettate e vadano approfondendo la possibilità di nuovi trattati. Esse sono le assidue assaggiatrici delle cucine regionali e quindi le ambasciatrici di piatti internazionali. Probabilmente hanno già abolito le barriere tra il risotto e il rise-cake, domani dalla Svezia sosterranno le importazioni di limoni siciliani. I loro mariti intanto avranno superato lo Stelvio e la porta di Strasburgo.
Perché non accordiamo agli «alfisti» la tessera di delegati federalisti?
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