Sito ufficiale della Fondazione "Leonardo Sinisgalli"

Picassiana

I, n.5 (settembre 1953)

 

Picasso in Italia non è stato poi male accolto: è stato accolto da una tempesta di insulti e di entusiasmi. «Cubismo, astrattismo, realismo, per me è la stessa cosa». Mentre a Roma erano esposte le 250 opere, a Parigi si inaugurava un’altra mostra di civette, gufi, colombi e tori picassiani. Il maestro era dietro una porta a vetri della galleria e la porta era stata ricoperta di vecchi e nuovi manifesti perché Picasso era stanco e non voleva parlare con nessuno. I giovani lo volevano vedere e la porta era stata chiusa. C’è il telefono, corrono al bar vicino. Per rispondere al telefono la proprietaria della galleria deve socchiudere la porta a vetri. Allora venti teste si affacciano alo spiraglio per guardare.

Picasso è inerme. Ci siamo spesso sorpresi del fatto che dispensasse con una mano l’inquietudine e con l’altra la fiducia. Ci piace credere di lui che sia inerme. Non è una parte facile a sostenersi per un artista – per un uomo costretto a rivelare senza tregua le sue idee – la professione della spregiudicatezza. Obbedire al proprio impulso, esibirne il motivo, mostrare com’è nato, è una libertà non tanto comune. Per chi vorrebbe impressionarlo Picasso è capace di una straordinaria violenza, verso chi vuole ammirarlo egli è perfettamente indifeso. Non è questa la sua polemica? Nella mostra italiana la tecnica del maestro è apparsa grandiosa, virulenta ma anche sciatta. La gente era lì in agguato. Picasso accoglieva da lontano queste critiche come un destino. I professori di computisteria, gli oratori, i secondi premi delle accademie non si davano tregua finchè la contraddizione non era dimostrata. Gli stessi professori uscendo dalla Mostra proponevano di fare una passeggiata per Villa Borghese se un momento prima avevano dichiarato che sarebbero saliti sul tram, baciavano la mano alla signora ritrovata dimenticando la loro contrarietà per ogni forma non igienica di saluto, avvertivano da destra il tuono notoriamente scoppiato a sinistra. Il lettore non si meraviglierà se siamo tornati a illustrare Picasso per la seconda volta. In questa sede lo giustifichiamo interamente, giustifichiamo la sua arte senza lima, la sua discontinuità, la sua coerenza, la sua incoerenza, perché il mondo è proprio discontinuo e sempre in contraddizione. Se non trova il rosso sulla tavolozza Picasso mette il rosa. Se non trova una coda mette un badile molto simile a una coda. Se non trova una testa mette una testa d’automobile. Quando il poeta non ha più fuoco brucia le travi di casa, ha detto Mallarmé. Quando Proust non aveva carta scriveva sui polsini. Diesel cominciò a progettare il motore termico partendo dal ghiaccio.

03 Luglio 2023

Fondazione
Leonardo Sinisgalli

C/so Leonardo Sinisgalli,44
85053 - Montemurro (Pz)
Tel./Fax 0971753660
C. F. 96058490762

3450259