Il paperino è una bicicletta a motore ...
I, n.3 (maggio 1953)
Il Paperino è una bicicletta a motore, d’accordo, ma non è nato così: lo è diventato. Il punto di partenza è stato quello di fare un veicolo atto al trasporto su strada di una persona con bagaglio (oppure due persone all’occorrenza) che avesse la caratteristica di rispondere nel modo migliore alle cinque condizioni stabilite: libertà, economia, velocità, comodità, risparmio di energia. Visto che millenni esiste la ruota ed incapaci di inventar di meglio non ci resta che partire da questa, e considerato anche che i doni naturali di equilibrio consentano solo a pochi eletti di andare con una ruota sola, ne abbiamo prese due, disposte in linea, anziché affiancate, sfruttando l’invenzione del vecchio Drais. A questo punto le soluzioni possibili cominciano a moltiplicarsi.
Certamente una ruota deve potersi dirigere e, stando alle tradizioni, non smentire dai fatti d’altronde, sarà quella anteriore; ma il motore?
Lo applichiamo davanti o dietro? A molti effetti sarebbe indifferente, specie dal punto di vista tecnico, ma altre esigenze intervengono: non bisogna sporcare i vestiti, non si deve correre il rischio di scottature, si deve lasciare posto per i bagagli… e si decide quindi di applicare il moto alla ruota posteriore situando il motore nella parte più bassa, al centro tra le due ruote. E’ senz’altro la situazione migliore: non sporca, non ingombra, lavora bene. Pensiamo quindi a collegare le due ruote. Una trave è quanto di meno si possono adottare fra la forcella che porta la ruota anteriore e la ruota posteriore: la abbassiamo al centro per poter ricevere il motore e i pedali e il telaio è a posto.
Il veicolo è quasi pronto per poter andare, ma dobbiamo pensare all’uomo; su di un veicolo a due ruote da guidare in equilibrio dinamico occorre essere ben sistemati perciò tre punti di appoggio andranno benissimo: un sedile per reggere il grosso del peso, un poggia piedi, un poggia mani. Questi ultimi, giacché ci devono essere, li useremo anche: il primo per spingere il veicolo con le gambe, il secondo per dirigerlo.
Per piazzare il sedile non resta che mettere un puntone e questo, considerando che il veicolo può servire anche ad esseri in gonnella, sarà bene sistemarlo in modo da non ingombrare la parte centrale del telaio tanto più che mettendolo in tal modo si può sfruttare agli effetti statici una parte del parafango che poi, certamente, dovremo sistemare. E così ne risulta un sostegno molto semplice appoggiato ad un estremo sul mozzo della ruota posteriore e al centro sul parafango. All’altro estremo è imperniata elasticamente la sella, cioè il seggiolino sul quale si sta a cavalcioni. Ci pare ormai di aver completato questo «minimo» e ci è sembrato quasi di aver trovato un’ottima soluzione del problema.
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