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Macchine in mostra

I, n.4 (luglio 1953)

 

 

Le aziende della Finmeccanica occupavano quest'anno alla Fiera di Milano mille e cinquecento metri quadrati di superficie, 21 stands. Le macchine e gli apparecchi da esporre erano circa un migliaio. I 21 stands erano distribuiti nei vari padiglioni dell'elettrotecnica, dei tessili, della meccanica pesante e leggera, dello sport, dell'ottica, degli apparati navali, dell'agricoltura, della radio e televisione, delle forniture per ufficio, dei frigoriferi industriali, a gruppi di due, tre, quattro aziende. Talvolta la stessa azienda era presente in più padiglioni. Invece che col criterio spettacolare del padiglione unico le aziende erano raggruppate dal disegno unitario dell'architettura pubblicitaria. La preoccupazione principale degli allestitori fu quella di dare al visitatore un'idea della imponenza del complesso produttivo della Finmeccanica tenendo conto della varietà e della distanza dei padiglioni in cui si trovavano le macchine. Vennero eseguite nelle aziende una serie di fotografie di volti di operai. Ingranditi a un metro per ottanta i volti furono messi in mostra a due metri di altezza col sostegno di stadie di ferro che segnavano indirettamente pure l'altezza delle macchine. Le stadie centimetrate, chiamate nel gergo degli allestitori paline, erano alte quattro metri, di sezione quadrata, avevano due facce bianche e due nere e misuravano le macchine a palmo, a braccio, come una volta si faceva con i tronchi d'albero. Spesso le macchine erano molto più alte delle paline. Quando furono innalzate negli stands per reggere, tra i motori, gli utensili, i macchinari, i volti degli operai, ci sembrò che la preoccupazione di presentare il tutto unitariamente era rivelata abbastanza bene da queste dimensioni simboliche date ai pochi e scelti prodotti e operai messi in mostra. Gli altri accorgimenti fecero solo da quadro a questa antologia. Bastarono delle piccole attenzioni, un carattere ben scelto, un pannello di giuste dimensioni al giusto posto, l'uso di un colore, la redazione di un testo con parole vive e misurate, il rilievo di un dettaglio o di un congegno, per spiegare poi quali pregi avessero quelle macchine, le società che le avevano costruite e il gruppo al quale appartenevano. Un pannello della Finmeccanica richiamava in ogni stand il posteggio delle altre società. Ogni macchina aveva una sua didascalia. Certe virtù dei prodotti più popolari, come la leggerezza del «Paperino», il primato delle candele «Lodge», l'uso delle lenti Salmoiraghi, l'azione dei trattori agricoli, vennero raccontati fotograficamente anzichè scritte.

Qui riproduciamo dall'alto a sinistra i nostri stands che si trovavano nel padiglione dell'elettromeccanica del quale facevano parte l'Ansaldo-San Giorgio, la Marroni, la Microlambda, gli Stabilimenti Meccanici di Pozzuoli, lo stand della Salmoiraghi nel padiglione dell'ottica, un particolare dello stand della San Giorgio nel quale erano esposti gli strumenti per la medicina, il padiglione degli apparati navali di cui facevano parte l'Ansaldo, l'Alfa, la Termomeccanica.

Al Salone dell'Automobile di Torino, l'Alfa Romeo presentava per la prima volta in pubblico la vettura sport 2000, variazione del «disco volante», approntata dal Servizio Esperienze del Portello e realizzata dalla Carrozzeria Touring. Presentava anche una Alfa-Sprint costruita da Bertone con alette deflettrici e altri dettagli assolutamente polemici. Pareva un'automobile da astronauti. Il gruppo più numeroso di macchine era però costituito pur sempre dalla «1900» di serie che proprio in quei giorni si era affermata tanto brillantemente alla Mille Miglia. Gli slogans che dominavano il Salone erano in conseguenza quelli dell'Alfa, macchina per famiglia e non macchina di lusso. La piccola trovata delle pedane di presentazione nelle quali le vetture apparivano inclinate in avanti, di fianco, di dietro, servì ad invitare il pubblico a salire e guardare più da vicino; il nastro continuo di acciaio sul quale si leggevano, come in un telescritto, le virtù della «1900», già vantate dai giornali. Facciamo notare che un motivo interessante era quello suggerito dall'autobus a cassa portante A. U. 120 dell'Aerfer. Quest'autobus dispone di un eccellente motore dell'Alfa Romeo e della carrozzeria dell'Aerfer, che per il suo disegno e per quello in genere di tutti i suoi autobus, si è valsa anche delle esperienze aeronautiche dei suoi tecnici. Nello stand della Spica, concessionaria della Lodge, erano stati esposti dei ritratti di Duke, Fangio, Lorenzetti che a bordo di motori dotati di candele Lodge hanno vinto i maggiori primati di categoria.

 

21 Giugno 2023

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