1908-1924 L'infanzia e gli anni del collegio
| 1908 | 9 marzo | Leonardo, Rocco, Antonio, Maria, Sinisgalli nasce a Montemurro, nella “dolce provincia dell’Agri”, in provincia di Potenza, in Basilicata, il 9 marzo del 1908, da Vito Michele (1878-1953) e Carmina Geronima Maria Lacorazza (1882-1943), alle tre del pomeriggio. Quarto di otto figli [Caterina, detta Nuccia (1904), Leonardo Antonio (muore dopo la nascita nel 1905), Annina (1906), Angiolina che diventerà suor Crocifissa (1910), Enza (1911), Sara Maria Antonietta (1922) e Vincenzo (1925)] vive nel piccolo borgo un’infanzia tanto felice e spensierata da incidere profondamente sulla sua formazione e sulla sua personalità. La gran parte delle poesie e delle prose narrative verterà su questo indimenticabile periodo. |
| 1911 | Il padre, come tanti, emigra verso le Americhe, Brooklyn prima, Barranquilla in Colombia poi, dove esercita, con una bottega propria e con discreto successo, l’attività di sarto, fino al rientro in Italia nel 1922. | |
| 1918 | Leonardo, dopo aver “perso” il padre, è costretto, per continuare gli studi, ad allontanarsi dall’intera famiglia e dal paese, contraddicendo quella che pensava essere la sua vera vocazione: fare il fabbro presso la bottega di mastro Tittillo. La partenza “con le tasche piene di confetti”, ma con il cuore in gola, alla volta del Collegio Salesiano di Caserta, è una lacerazione drammatica. | |
| 1920 | Da Caserta, passa, perché ritenuto più adatto, al Collegio dei Fratelli delle Scuole Cristiane “De La Salle” di Benevento, dove frequenta prima l’Istituto Tecnico e poi il Liceo Scientifico. | |
| 1922 | Rientrato Vito, la famiglia trasloca, dalla casa sul Fosso di Libritti, nel palazzotto di fronte, più confortevole, acquistato con i risparmi. | |
| 1924 | 8-9 luglio | Leonardo Sinisgalli pubblica il suo primo articolo, “Ricordi”, sul quotidiano «La Basilicata», sul numero 161, dell’8-9 luglio. |
| 1925 | Prepara la “bellissima licenza” che consegue fuori sede, come disposto dalla recente legge Gentile, presso il Real Liceo Scientifico di Napoli, “Dalla Porta”, alla Pignasecca. | |
| 29 ottobre | Sinisgalli si iscrive al primo anno del corso di “Matematica e Fisica” della Regia Università di Roma. Nella “cittadella del sublime” segue, rapìto, i corsi di illuminati maestri come Guido Castelnuovo, Tullio Levi Civita, Nicola Parravano, Francesco Severi e Luigi Fantappié. | |
| 1926 | La crisi. Dopo le mura collegiali di Caserta e Benevento, con il rigore dei convittori, la monotona ritualità scandita dalle regole, l’isolamento dai compagni, Roma diventa sinonimo di libertà. Sinisgalli si ritrova nel guado di un nuovo mattino. Dalla certezza e dalla severità rigorosa e matematica di una vocazione, allo smarrimento dell’orizzonte, in balìa di un’iniziazione che lo trasporta in una dimensione più carnale e corrotta. L’esaltazione dei sensi, fino ad allora ignorati e repressi, irrompe come fiume che esonda nella sua vita. | |
| novembre | Sinisgalli inizia a collaborare con «Il Roma della Domenica», rivista napoletana, che gli pubblica da novembre 1926 ad aprile del 1928, dodici poesie. | |
| 1927 | primavera | Pubblica la sua prima raccolta di poesie, in autoedizione presso la tipografia dei Salesiani a San Lorenzo, in duecento copie. Il titolo è Cuore. Inizialmente aveva pensato a Soavità di vagabondi, a testimonianza di una irrequietezza e di un desiderio di vita ed emozioni che la frequentazione di poeti, scrittori e artisti sicuramente esaltava. I due amici fraterni di quegli anni sono due poeti, Arnaldo Beccaria e Libero De Libero. Nonostante gli studi, la frequentazione è quotidiana. Ad Arnaldo lo univa, oltre alla passione poetica, l’amore per la matematica e la scienza. Era infatti laureato in Chimica nella “scuola di Via Panisperna con una tesi sul numero di Avogadro, un numero con 23 zeri”. Durante una lezione, Orso Mario Corbino, docente di fisica e senatore, rivolge un appello agli studenti migliori con la speranza di reclutare nuovi talenti da affiancare al giovane Enrico Fermi, la cui cattedra di Fisica teorica è stata istituita a novembre del 1926. Sinisgalli è tra questi. |
| 16 luglio | Sostiene e supera con 44/50 gli esami di licenza per passare dal Seminario delle Sette Sale alla Scuola di Applicazione degli Ingegneri di San Pietro in Vincoli. | |
| 1928 | Insieme a De Libero firma una poesia intitolata “Parallelepipedo” sul n. 95 del primo giugno 1928 di «Le grandi firme», un quindicinale di novelle dei massimi scrittori italiani, diretto da Pitigrilli. Su «L’Interplanetario», diretto da Luigi Diemoz e Libero De Libero, Sinisgalli pubblica due prose e una poesia: “L’incendio dei cristalli” (n. 3, 1 marzo 1928), “Giosafat di Marionette” (n. 5, 1 aprile 1928), “Ballata notturna dei sette veli” (nn. 7/8, 1 giugno 1928), di carattere fantastico e surreale. Nel frattempo, Sinisgalli si lascia affascinare da Laforgue, il poeta che amava sconfinare in altri campi (firma i due volumi delle Opere complete il 7 marzo 1928), dalla raccolta delle poesie di Rimbaud e dagli Charmes di Paul Valéry, che porta sempre con sé. I vagabondaggi in via Cavour, 325, sede della Scuola romana (definizione di Roberto Longhi) di pittura, nella casa-studio di Antonietta Raphaël e Mario Mafai, dal 1927 al 1930, alimentano un profondo amore per la pittura e il disegno che lo accompagneranno per tutta la vita. Il vero fulcro di amicizie e di incontri in questo periodo è il Caffè Aragno con la sua “Terza Saletta”. Protagonisti carismatici sono Ungaretti, Cecchi e Barilli, ma anche Scipione che spesso disegna seduto su uno di quei divani. Pubblica “La mummia dorme” sul primo numero del mensile «Approdi», che esce a dicembre, cui seguiranno “Le vestali” a febbraio e “Cantico dei fiori di gesso” a marzo dell’anno successivo. |
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| 1929 | Lungo Via delle Convertite, su cui affacciano due finestre della Saletta, passano Angioletti e Falqui, magri e riservatissimi, che escono dalla redazione della «Fiera letteraria». Nasce con loro un’amicizia e qualche collaborazione. Falqui chiede a Sinisgalli, dopo “Corriera di Lucania” (15 settembre 1929) una recensione a un libretto di Valéry Larbaud (“Allen di Larbaud”, 17 novembre 1929), che viene pagata a pochi centesimi a riga. Sinisgalli scrive a Valéry Larbaud che risponde per ringraziare. | |
| 1 dicembre | Nel numero del primo dicembre dell’«Italia letteraria» Sinisgalli pubblica una recensione di seimila battute ai quattro polizieschi della Mondadori, usciti tra il 20 agosto e il 20 settembre. “Romanzi gialli”, il titolo è a caratteri capitali. Grazie a questa prima recensione a Sinisgalli è attribuito il merito dell’equazione, in Italia, colore-genere, giallo-mistero. A lui si deve l’intuizione di traslare l’elemento percettivo e sensoriale con il contenuto della collana, oltre ad essere stato il primo ad interessarsi a un genere che non riscuoteva giudizi positivi tra gli intellettuali che preferivano bollarlo come paraletteratura. | |
| 1930 | Sinisgalli pubblica tre prose sull’«Italia letteraria»: “Lettera ad Astrid” (30 marzo), “Stradivari” (8 giugno) e “Scacchi” (13 luglio). | |
| 2 dicembre | Senza aver completato l’università, inizia il servizio di leva il 2 dicembre nella Scuola Allievi Ufficiali d’artiglieria da campagna di Lucca della Caserma di San Romano. | |
| 1931 | maggio | Col grado di sottotenente viene trasferito presso il 13° Reggimento di Artiglieria a Roma nella Caserma Macao di Castro Pretorio. Scipione gli invia un disegno, un enorme pene, il cui ricordo darà il titolo al volume di racconti del 1975 (Mondadori), Un disegno di Scipione e altri racconti. |
| 20 novembre | Si laurea in Ingegneria industriale con 60/70, discutendo una tesi su un “Progetto di motore per areoplano leggero”. |
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09 Giugno 2023






