Storia di un manifesto
II, n.5 (ottobre 1949)
I manifesti non nascono sotto i cavoli bell'e pronti per l'uso. Noi li vediamo unicamente nella loro forma definitiva, o piccoli come francobolli o grandi
come porzioni di grattacielo, e non conosciamo mai la loro lunga e difficile gestazione. Il manifesto moderne, ha quasi sempre dietro di sè un cimitero di prove sbagliate. E' estremamente interessante seguire queste tracce — fotogrammi, scarabocchi, disegni, vere e proprie tavole o cartoni, — onde osservare come l'idea primigeni abbia preso corpo. A abbiamo appunto in questa pagina un esempio molto significativo. Il modello definitivo del manifesto di cui vogliamo occuparci lo conoscete tutti: è uno dei più famosi e meglio riusciti del dopoguerra. Lo abbiamo riprodotto qui sotto (n. 4). Le altre tre immagini tracciano il cammino percorso dall'ideatore. Ermanno Scopinich.
Questi è un fotografo, non un disegnatore, e difatti l'elemento comune ai bozzetti è che sono tutti fotografici; il che è squisitamente moderno. Altro elemento di curiosità: l'uomo che cammina
sulla lastra di vetro, accanto al grattacielo, è l'autore stesso. Il lettore capirà da solo perchè i tre bozzetti sono stati scartati uno dopo l'altro: il primo, molto bello, risultò pubblicitaria-niente insufficiente; il secondo aveva il difetto opposto; il terzo (molto vicino all'edizione definitiva) mancava soltanto dell'elemento equilibratore, identificato più tardi nella prospettiva del grattacielo. L'idea di far camminare il soggetto su una lastra di vetro fu il piccolo colpo di genialità finale.
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