Sito ufficiale della Fondazione "Leonardo Sinisgalli"

Il poeta

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Vidi le muse
Vidi le Muse raccoglie le liriche scritte da Sinisgalli tra il 1931 e il 1942. Il volume, che può essere considerato uno dei massimi esemplari della poesia ermetica, uscì nel 1943 per i tipi di Mondadori che lo ristampò nel 1945 con un bellissimo saggio intoduttivo di Gianfranco Contini. Un sommario sguardo all'indice rivela il desiderio di "puntalità" di Sinisgalli che compatta in sezioni e sottosezioni tematiche la sua produzione poetica.
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I nuovi Campi Elisi
I versi di questa raccolta vengono spogliati del pesante armamentario di metafore e analogie. Il linguaggio diventa scarno, flessibile. Liberatosi dalla retorica decadente degli esordi, acquista un maggiore vigore. La voce è quindi più limpida, più affettuosa, più pietosa. Il vivo realismo conferisce al verso una cadenza prosastica. I versi si allungano in un riposato lamento soprattutto nelle lunghe 5 elegie che aprono il libro. Sono gli anni della guerra e del dolore per la perdita della madre e della sorella, Sara. La Lucania da dolce provincia dell'Agri, si trasforma in dolorosa provincia. Affiora il tema orfico-demoniaco. La materia è sempre meno pura.
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La vigna vecchia
Dai versi reticolati, passò, a partire dagli anni Cinquanta a versi corti, mozzando così le "penne del Cigno trionfale" come ebbe a dire di sé. Compariranno suoni più aspri, ridde di doppie, nomi comuni (sterco, fimo, ruggine), congiunzioni e verbi consueti.
Nella Vigna vecchia la poesia è rosa dal tarlo dell'essenzialità, affiorano schegge "brevi pezzi di uno Strawinski", dirà Contini. È al limite della prosa.
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L'età della luna
Si tratta di una raccolta di prose e poesie. Un libro della crisi dove forte è il desiderio di riflettere. La Musa e l'ispirazione sono ormai vecchie decrepite. Affiora una stanchezza esistenziale, "abbiamo l'età della luna". Infanzia e memoria sono sempre più distanti e sempre meno consolatorie. La prosa, anch'essa dal fondo meditativo, è ironica ed elegante.
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Il passero e il lebbroso
Iniziano per lui anni difficili: l'infarto prima, i problemi di Filippo, la malattia della moglie. Il crescente pessimismo, che nasce da una condizione di solitudine e di emarginazione, e da un desiderio mai domo di felicità ("Il passero e il lebbroso") sfoga in una cronaca quotidiana che registra umili eventi, disagi dell'esistere, oggetti poveri come fossili. A fargli compagnia restano le mosche, il dialogo con il nulla. In un mondo contadino che scompare Sinisgalli parla con ciò che resta della propria infanzia e del proprio presente.
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Mosche in bottiglia
Aumentano, in quella che è ormai la stagione della dimenticanza, la lentezza e la fatica. La materia diventa sempre più povera, così come sempre più malinconiche sono le poesie. Forte è la delusione per un Sud che non è più lo stesso ("Insegna") e per amici che fanno finta di non riconoscerlo ("Il grande amico"). Gli umori acri a volte diventano sarcastici. Prevale l'enumerazione. Restano schegge, meteore, formule stremate, ma altamente sapienziali. La riduzione del reale è ai minimi termini. L'antieloquenza si accentua (non un gesto di più, non una parola di più); gli esseri e gli oggetti sono quotidiani e transitori in un asciutto rigore artigianale. Qualche barlume si intravede laddove ritorna alle scienze matematiche. Un'intera sezione è dedicata a Galileo, Cartesio, Goethe, Schopenhauer. Vince il premio "Viareggio".
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Dimenticatoio
È il regno disseccato di memorie. La morte di Giorgia esaspera le tendenze in atto da qualche anno. Allinea. Nelle prime poesie prevalse lo spirito geometrico (il senso della mmisura e della posizione) cioè il rispetto della simmetria e dell'uniformità. Dalla fine degli anni Cinquanta è cominciato il cedimento. All'esattezza e alla similitudine, viene a sostituirsi la "connessione". Lo spazio si accontenta dell'inerzia degli oggetti".
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Infinitesimi
Infinitesimi, come dice Giuseppe Tedeschi, nella postfazione, è il titolo e il progetto di una raccolta poetica programmata dallo stesso Sinisgalli nelle settimane prima che l'infarto lo colpisse il 31 gennaio 1981. Il manoscritto a cui il curatore del volume si è attenuto è datato 13 novembre 1980. Le poesie dovevano essere pubblicate nella collana" Lo specchio", della Mondadori. Dovevano raccogliere testi editi (già pubblicati in edizioni di nicchia) e inediti composti tra il 1979 e la data della sua morte. "Infinitesimi contiene, in buona parte, i versi della pena finale e i caso, del rimuginato distacco... In ogni caso Sinisgalli, pur in tante penose traversie familiari, con relative stanchezze personali, è sempre riuscito a depurare ad ogni vittimismo anche i versi di preludio alla morte" (G. Tedeschi).

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29 Gennaio 2012
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